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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 9 Gennaio 2025

Viene da pensare: com’è possibile che i discepoli si spaventino ancora dopo aver sperimentato la potenza di quell’uomo, capace di sfamare cinquemila persone con pochi pani e una manciata di pesciolini?

Non era forse questa, a proposito di segni, una dimostrazione straordinaria di padronanza sulla natura e le sue leggi? Evidentemente no, non bastava. Del resto, se il cuore è indurito neppure una resurrezione dai morti sarebbe sufficiente a convertirlo (Lc 16, 31).

E nei discepoli, come diligentemente registrato dall’Evangelista, il cuore era effettivamente indurito. In risposta al timore dei discepoli, Marco ci presenta un Gesù per nulla “adirato” ma neppure stupito o deluso. Al contrario! Dalle sue parole, «Coraggio, sono io, non abbiate paura!», traspare invece una grande dolcezza e tanta comprensione per l’umana debolezza.

Quante volte anche noi abbiamo lo stesso comportamento e le stesse paure dei discepoli! E se è vero che fra le nostre credenziali non possiamo vantare l’esperienza diretta della potenza di Gesù, rispetto a loro abbiamo però alle spalle i duemila anni del cristianesimo e l’insegnamento della Chiesa illuminata dallo Spirito Santo.

Chi sia più colpevole di incredulità, se loro o noi, non sappiamo, ma in fondo non importa. Ciò che veramente conta è che tutti possiamo sperare nella stessa dolcezza e nella stessa comprensione di Gesù tutte le volte che anche non capiamo e abbiamo il cuore indurito. Ne abbiamo davvero bisogno.

Per riflettere

Crediamo nella potenza di Dio e nella sua Provvidenza, anche nei momenti di difficoltà o di pericolo? Crediamo che Dio ha posto a nostro fianco un angelo che in cielo sta sempre alla sua presenza?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi