Lo sposo tarda. Tarda il Signore a manifestarsi nella mia vita e sento un grande silenzio, un’aridità. Sono debole e non riesco a mantenere una fede salda.
Ma a un certo punto della notte arriva il segnale, o meglio il segno, che il Salvatore è tornato. Il grido squarcia il sonno: ma cosa cambia tra chi è pronto ad accogliere lo sposo e chi non ha i mezzi per riuscire a farlo? La differenza è coltivare l’attesa; chi non ha pensato a tenere da parte l’olio è perché si è fermato alla sensazione o esperienza di fede momentanea: il seme non ha fatto presa nel terreno.
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L’incontro con la vita cristiana può essere vissuto superficialmente, nella rassicurazione dei gesti che sono ormai familiari perché abitudini della nostra vita, e nella bellezza della liturgia o delle esperienze. Ma chi si ferma in modo superficiale a questa bellezza manca del magazzino di ragioni che possono sostenerlo nei momenti di aridità.
Chi è Dio per me? Perché desidero seguirlo? Perché il mio cuore si sente abbracciato alla Sua Presenza? Cosa sono disposto a sacrificare per vivere la bellezza della vita con Lui? La vera fede e testimonianza viene dai pensatori critici, che vagliano l’esperienza del cuore e della mente confrontandolo con ciò che desiderano davvero.
In questo modo si costruisce un bagaglio di ragioni di affezione a Dio e alla Chiesa, che nel momento del ritorno di Dio nell’aridità e nella fatica riaccende nel cuore la fiammella dell’amore e della gratitudine.
Per riflettere
Perché sono cristiano? Perché seguo la Chiesa? Cosa ho visto nel passato e nel presente che mi rende desiderabile questo percorso? Sono disposto a offrire umilmente la mia amicizia e il mio pensiero a Dio anche quando verranno i momenti di fatica, rabbia, aridità?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
