In questo brano del Vangelo Gesù ci mette in guardia in maniera tassativa: “Non potete servire Dio e la ricchezza”.
Quindi questo ci chiama ad interrogarci su quali siano le nostre ricchezze (i nostri talenti, sogni, progetti, le nostre soddisfazioni) e su quello che rappresentano per noi. Sono esse un mezzo o diventano il fine della nostra vita?
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Perché le ricchezze terrene svaniscono alla fine dei nostri giorni. Quindi corriamo il rischio di aver impiegato il nostro tempo a vuoto, schiavi di una ricchezza che ha smesso di essere uno strumento ma è diventata un idolo invece. Da possessori diventiamo posseduti e ci ritroviamo vuoti. E soli.
Il brano di oggi ci suggerisce di impiegare le nostre disoneste (in quanto futili) ricchezze in maniera furba, “comprando” l’amicizia degli altri. L’investimento migliore non è accumulare beni in terra ma è sperperarli per il prossimo, trasformando l’ansia del possesso delle cose nella libertà delle relazioni con gli altri.
Perché la relazione con Dio è il vero dono che ci è stato dato, ed è nell’amore verso i nostri simili che riusciamo ad avvicinarci a lui. Questi sono i veri tesori che dobbiamo cercare. Il resto è disonesta ricchezza di cui ci dobbiamo liberare.
Per Riflettere
La vera ricchezza non sta nel denaro, ma nell’amore e nella giustizia. Servire Dio significa investire i nostri beni per il bene degli altri.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
