Nel brano di Vangelo odierno, Gesù chiama e invia i Dodici dopo aver mostrato compassione per le folle stanche e sfinite. Lo sguardo compassionevole diventa azione concreta, missione condivisa.
Il compito del discepolo nasce sempre da una relazione: seguire il Maestro e rimanere in comunione con Lui. Non è un potere da esercitare, ma un servizio da vivere: collaborare per liberare l’uomo da ciò che lo opprime e ridare vita dove c’è ferita.
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L’elenco dei nomi degli apostoli è significativo. Molti di questi nomi vengono dall’Antico Testamento: in particolare, sette dei Dodici richiamano i patriarchi. Questo dettaglio non è casuale, ma esprime il desiderio profondo di “ricominciare la storia”, di tornare alle origini per vivere una nuova alleanza.
Il mandato affidato ai discepoli è chiaro: rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. La missione non nasce da un’idea di espansione, ma dalla compassione. Il discepolo è chiamato a portare ciò che ha ricevuto: la vicinanza di Dio che guarisce, libera e rialza.
Anche oggi questo brano ci interpella: seguire Gesù significa entrare nella sua stessa logica di prossimità, non restare spettatori, ma diventare partecipi della sua opera di guarigione e di riconciliazione.
Per Riflettere
In quali ambiti della mia vita sento più forte la chiamata a portare guarigione, liberazione o riconciliazione? Cosa significa per me “ricominciare la storia”? Sono riconciliato con il mio passato?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
