Le Beatitudini sono il cuore del Vangelo, la carta costituzionale del regno di Dio. Con esse Gesù rovescia completamente le gerarchie di valore del mondo. Beati i poveri in spirito—non beati i ricchi e i potenti. Beati gli afflitti—non beati coloro che godono dei piaceri mondani. Beati i miti—non beati i superbi e gli aggressivi.
Non è una maledizione ai ricchi, ma una proclamazione di dove si trova la vera felicità. La povertà in spirito non significa ignoranza, significa saggezza: sapere che non abbiamo tutto da noi stessi, che dipendiamo da Dio, che siamo bisognosi. E proprio lì dimora il regno di Dio. L’afflizione parla del dolore che sorge dalla consapevolezza del peccato, dalla sensibilità morale, dal lamento per il male nel mondo.
- Pubblicità -
E questi saranno consolati. La mitezza non è debolezza, è forza controllata, come un cavallo ben domato. E i miti erediteranno la terra—una promessa che non ha senso nel linguaggio mondano, ma ha tutto il senso nel regno di Dio. Le Beatitudini ci insegnano che la vera felicità non viene dalla soddisfazione dei desideri terreni, ma dalla sintonia con i valori divini: la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore, la pace.
Per Riflettere
Quale beatitudine mi parla più direttamente? Come posso coltivare questa virtù nella mia vita quotidiana, sapendo che lì dimora la vera felicità?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
