Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2023

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Il testo di oggi รจ corposo, ma abbastanza lineare, e richiama una famosa citazione di Sant’Agostino: โ€œAma e fa ciรฒ che vuoiโ€. Si parla di tradizione e di precetti che di per sรฉ non sono nรฉ buoni nรฉ cattivi. La tradizione รจ necessaria per progredire come umanitร  in tutti i campi e senza di essa dovremmo ripartire da zero ogni giorno, per ogni generazione e per ogni singola cosa.

I precetti, cioรจ le leggi, sono necessarie e ambiscono a garantire l’ordine, l’equilibrio e l’equitร  sociale. Perchรฉ Gesรน rimprovera duramente gli scribi e i farisei? Perchรฉ invece di amare Dio amano la legge, travisando il fine ultimo della legge, che invece รจ proprio quello di amare Dio attraverso il nostro essere uomini. Quindi il rimprovero, grave, รจ di tradire Dio. Seguono i precetti e le tradizioni come se queste fossero fini a loro stesse, vuote e prive di uno scopo piรน grande.

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Bisogna tenere sempre a mente, e soprattutto nel cuore, che le tradizioni e i precetti, cosรฌ come la dottrina e la liturgia con le sue norme, devono essere uno strumento che ci permette di conservare e tramandare nel corso dei secoli la conoscenza e l’esperienza che l’uomo ha di Dio. Facciamo molta attenzione a non cedere alla tentazione di lavarci la coscienza tramite l’assolvimento di una lista di buone azioni, o peggio essere convinti che la salvezza sia nella meticolosa osservanza dei precetti e delle devozioni: tutte cose importantissime ma che servono per farci entrare in relazione con Dio e a permetterci di comprendere il comandamento nuovo di Gesรน, che รจ quello di amare il prossimo.

Alla fine della vita verremo giudicati nell’amore e l’amore รจ creativo, in tutti i sensi; amare quindi non vuol dire astenersi dal fare determinate cose o fare sempre le stesse, troppo facile. Amare รจ essere come Dio, creare costantemente relazioni e creare sempre nuovi modi di fare caritร .

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโ€™Evangelizzazione e la Catechesi

I commenti sono curati da Rita e Giovanni Giordanelli