Gli avversari di Gesù, in questa pericope i farisei con i loro scribi, si ingegnano per creare occasioni o approfittare di situazioni dove l’insegnamento del Maestro, e la conseguente prassi dei suoi discepoli, sia in difformità con la legge mosaica.
Chiamano in causa un familiare del Nazareno con lo scopo di accreditarlo dalla loro parte. È un atteggiamento ipocrita: Giovanni Battista è l’ultimo dei rappresentanti autorevoli del Primo Testamento. Ma è anche colui che impartisce ai suoi discepoli di seguire il Nazareno; colui che riconosce nel cugino non solo un uomo; lo stesso che non si riterrà degno di sciogliergli i lacci.
Il contesto è dato dalle pratiche alimentari (kashrut) che gli ebrei ricavano soprattutto dai testi di Levitico e Deuteronomio. Regole rispettate dal Battista e dai suoi discepoli ma rifiutate da Gesù e dai suoi amici.
Il Signore si serve dell’immagine delle nozze, ben presente nei Vangeli, perché preciso rimando ad un libro, il Cantico dei cantici, che non poteva essere sconosciuto dai suoi avversari. Lo sposo del Cantico rimanda allo sposo delle parabole di Gesù.
Il Salvatore, nella parabola che ci consegna oggi Luca, non azzera il passato ma getta luce sull’oggi dell’Emmanuele. Nella grande festa delle nozze perde ogni significato la scelta di digiunare: si tratta di una occasione per celebrare la gioia di una unione.
Mentre il Battista sa cogliere la grande novità del Dio-con-noi, farisei e scribi restano ancorati al passato rifiutando ogni passo in avanti. Il Verbo è l’abito nuovo, il vino nuovo, è il kerygma dell’annuncio che il Padre misericordioso manda il Figlio per la salvezza di tutte le creature.
Non mancheranno i giorni della sofferenza e del dolore, delle difficoltà e dei tentennamenti: il digiuno, la preghiera e la carità ci aiuteranno. Ma anche in queste occasioni abbiamo la certezza di non essere soli e di avere al nostro fianco un Dio che abbraccia le nostre fragilità.
Per riflettere
Gesù di Nazaret nasce, muore e risorge per la salvezza di tutti. Non cestina il passato, ma lo utilizza per annunciare la gioia di una rinnovata alleanza tra il Padre e tutti i suoi figli. È la novità che ci deve aiutare nella quotidianità della nostra vita: abbracciare Dio, unico vero bene.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
