La liturgia ripropone oggi una lettura feriale del brano giร meditato nella quinta domenica di Pasqua. In effetti il Vangelo รจ talmente ricco da poter essere letto e riletto con la certezza di trovare sempre qualcosa di nuovo. Come quella frase, su cui non ci eravamo in precedenza soffermati, che compone l’ultimo versetto: โIn questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoliโ.
Se Dio รจ padre, รจ naturale che gioisca del โsuccessoโ dei propri figli, anche se questo non si misura con istruzione, posizione sociale o benessere economico, soprattutto se questi diventano ostacoli verso ciรฒ che veramente conta. Il grado di successo si misura invece in gloria di Dio. San Paolo ce lo ricorda con un’immagine molto concreta: โsia dunque che mangiate sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dioโ (1 Cor 10, 31).
Certo, quando la sofferenza ci tocca da vicino sembra difficile vivere la nostra condizione come lode a Dio. D’altra parte, a ben rifletterci, anche la prosperitร puรฒ esserci nemica. โL’uomo nella prosperitร non comprende, รจ come gli animali che perisconoโ (Sal 48, 21), ci mette in guardia la parola di Dio. La condizione di presunta autosufficienza puรฒ davvero essere un modo per dimenticare che dipendiamo da Dio e che รจ solo grazie a Lui che la nostra vita, come la vita dell’intero universo, continua. A differenza degli animali noi vogliamo capire, perchรฉ il fondo del paragone, un po’ traballante, รจ vero: Dio รจ felice se noi siamo felici. Allora nel rendere gloria a Dio deve โper forzaโ celarsi anche la chiave della nostra felicitร , indipendentemente dalle condizioni al contornoโฆ
E questa chiave sta scritta nel versetto finale: mettersi alla sequela del Maestro, desiderare di diventare suoi discepoli. In questo percorso, in cui comunque la fatica non viene risparmiata, scopriamo che proprio nel riconoscere la grandezza di Dio, la sua sapienza, la sua misericordia, sta la chiave della nostra pace. A Lui possiamo offrire le angosce come ringraziarlo per i doni ricevuti, possiamo gioire per le meraviglie del creato e della bellezza di riconoscerci fratelli.
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Per riflettere
Quanto mi capita di riflettere sul fatto che, pur nella mia povertร , con la mia vita ho la possibilitร di rendere gloria a Dio? Quanto mi sento chiamato, anche come membro della Chiesa, ad una vita conforme al Vangelo?
Preghiera finale
La gloria di Dio รจ l’uomo vivente
e la vita dell’uomo รจ la visione di Dio.
(Sant’Ireneo di Lione)
AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโEvangelizzazione e la Catechesi



