Gesรน nel tempio riprende il dialogo con i capi religiosi, raccontando una parabola.
Dio ci dona un terreno, con una siepe, delle leggi in cui restare che custodiscano la vita, ci fa un regalo totalmente gratuito e si allontana, ci lascia liberi. Siamo noi i padroni del nostro terreno, siamo noi a gestirlo.
Quando lui ritiene il tempo giusto, allora manda i suoi servi, i profeti, a raccoglierne i frutti. Capita perรฒ di non accogliere i suoi richiami, e che invece, ripiegati su noi stessi, interpretiamo la sua legge in maniera egoistica, come i capi religiosi, e non in un’ottica di amore. In altre parole, che sprechiamo il dono del Signore.
Dio invece ha poi scelto proprio noi per coltivare la sua vigna, cioรจ per portare avanti la sua Parola, il suo messaggio di amore. E a volte non capiamo che sta chiamando noi, non capiamo il messaggio che ci sta mandando. Il pensare prima di tutto al nostro bene, agire secondo la nostra volontร e non secondo la volontร del Padre ci porta tante volte a rifiutare anche noi la chiamata di Dio.
Cerchiamo invece di aprire la nostra vigna al messaggio di Dio, per ringraziarlo dei doni che ci ha fatto e per condividerne i frutti con tutti. Allora anche noi pietre scartate potremo diventare pietre d’angolo.
Per riflettere
Sappiamo riconoscere le parole, i gesti del Signore, dai quali possiamo costruire meraviglie? Sappiamo riconoscere il suo dono e la sua chiamata a coltivare la sua vigna?
โ๏ธย Commento al brano del Vangelo di: โย Mc 12,1-12
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโEvangelizzazione e la Catechesi



