Riprendiamo la riflessione iniziata ieri sulla preghiera che Gesù rivolge al Padre, poco prima del Getsemani: la “preghiera sacerdotale” o “dell’unità” («… perché siano una sola cosa, come noi»), che continua nel vangelo di oggi.
Le parole di questa lunga preghiera, nella sua interezza, sono come un’onda che si ripercuote sempre uguale, sembra quasi che sia ripetuta sempre la stessa cosa: è il movimento dell’onda che si trasmette di luogo in luogo fino a movimentare tutto il mare.
- Pubblicità -
Il movimento d’amore parte dal Padre e si ripercuote di versetto in versetto dal Padre al Figlio, dal Figlio a noi, da noi agli altri, dagli altri all’universo, fino a quando tutti siano “uno”. Quell’impulso che ha mosso Gesù, ovvero il suo amore e la sua conoscenza del Padre, muove i discepoli che lo ascoltano, muove noi che ascoltiamo e, nella misura in cui muove noi, muove anche gli altri che vedono e ascoltano noi.
Nella parte della preghiera riportata nel vangelo di oggi, Gesù chiede al Padre di custodirci. La visione che Gesù e il Padre condividono è una visione di sacralità dell’essere umano, creato da Dio «poco meno degli angeli», che è custodito e chiamato a sua volta ad essere custode.
Custodire, il verbo della relazione tra il Padre e il Figlio, indica un amore che non soffoca, non possiede, ma al contrario si prende cura e protegge preservando la libertà, in un discernimento continuo della verità: «Consacrali nella verità. La tua parola è verità».
Gesù desidera che, proprio perché ci sentiamo amati e custoditi, possiamo partecipare e vivere la «pienezza della sua gioia», che è la sua gioia di Figlio amato infinitamente dal Padre, quella gioia che è il segno, il traboccare dell’amore realizzato.
Per riflettere
Chiediamo a Dio di lasciarci pervadere dalla gioia di saperci custoditi, pur non esenti da errori e incertezze, ma nella fiducia che la nostra vita, a Lui affidata, trovi il compimento di ciò che siamo.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
