Anche Giovanni, come Maria, si trova coinvolto in un progetto più grande di lui, di cui non capisce tutto: due volte nel brano ricorre l’espressione “io non lo conoscevo”.
È davvero, Giovanni, l’icona di chi si mette al servizio: si mette a battezzare per la conversione, ma non è lui a cui bisogna convertirsi, non ha un’ideologia in tasca da sbandierare, di cui convincere gli altri, non controlla tutto, non sa nemmeno bene dove lo porterà tutto questo.
Però contempla lo Spirito Santo, in una manifestazione eclatante, che facciamo fatica a immaginare: cieli che si aprono, la colomba, la voce che si fa sentire… E facciamo fatica anche a capire, come forse è accaduto a Giovanni. Il quale però con franchezza, apertamente, annuncia, testimonia, quello che ha conosciuto, sperimentato, visto. Quell’uomo è il Figlio di Dio.
“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”: è una espressione che abbiamo ascoltato e ripetuto così tante volte che fatichiamo a percepirne la novità sconvolgente; Gesù prende su di sé il peccato del mondo, non può più esserci solo un orizzonte di finitezza e morte e tristezza. Il peccato lo vediamo e lo viviamo, ma Gesù viene a toglierlo, con mitezza di agnello.
Per Riflettere
Quando durante la messa ripeto “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” capisco la grandezza di ciò che ripeto?
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
