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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 29 Marzo 2025

Al tempo della dominazione romana sul popolo di Israele il pubblicano era addetto alla riscossione delle imposte, spesso profittatore ed egoista, malvisto dalla gente perché, nella pratica, al servizio del potere.

La sua figura penitente, che rimane a distanza nella sinagoga, con il timore di non essere degno di misericordia, è un’immagine simbolica riproposta più volte nell’arte cristiana per mostrare l’esempio di umile richiesta di perdono al Signore. Egli è consapevole delle proprie colpe, e ripete battendosi il petto: “O Dio, abbi pietà di me”.

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Il fariseo, invece, apparteneva ad un gruppo religioso e politico che aderiva con rigore alla Legge. Se portata all’estremo, la sua fede poteva ricadere nel mero formalismo e nella superficialità. Il personaggio raccontato dalla parabola mostra il paradosso di chi crede nella forma ma non nella sostanza: ha un atteggiamento supponente e superbo.

Nel suo regime di giustizia non c’è spazio per il perdono: i peccatori non possono essere convertiti. Nel caso egli ricadesse per errore fuori dalle regole rigide che si impone, non avrebbe modo di ritornare tra i salvati; per questo ringrazia il Signore per essere diverso e migliore dei peccatori.

Possiamo trovare un legame tra il brano tratto dal Vangelo di oggi e una delle beatitudini: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Il pubblicano diverrà parte del regno dei cieli perché spogliato della propria giustificazione.

Per riflettere

Come ci comportiamo nelle comunità? Riusciamo a concepire il perdono? Ripensiamo a quando ci siamo lasciati orientare dalla superbia per stabilire le regole di convivenza cristiana.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi