In maniera rivoluzionaria rispetto alla logica comune, Gesù chiede di rispondere al male con l’amore. “Amate i vostri nemici” non è un invito alla debolezza, ma la forma più alta di libertà. Finché l’odio ci domina, siamo prigionieri dell’altro; solo l’amore libera, spezzando la catena dell’orgoglio.
L’amore cristiano non è selettivo né calcolato, ma universale come quello del Padre, che “fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni”. Dio non ama in base al merito, ma per natura: perché è Amore. E chi vuole essere suo figlio deve imparare a guardare il mondo con lo stesso sguardo di gratuità.
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Pregare per chi ci fa del male è un atto di Fede: significa credere che il bene può ancora vincere nel cuore dell’altro e nel nostro. Non è facile, ma è l’unico cammino che trasforma il dolore in grazia. La perfezione che Gesù propone non è assenza di difetti, ma pienezza di amore. Essere “perfetti come il Padre” significa lasciarsi plasmare dal suo modo di amare, fino a rendere la misericordia più forte del rancore.
Il Vangelo ci chiede di compiere ciò che sembra impossibile, ma che diventa possibile solo se radicato in Dio. Amare i nemici non è un sentimento naturale, ma una scelta che nasce da un cuore abitato dal Padre.
Per Riflettere
Amare i nemici è la vetta del Vangelo: vincere il male con il bene, scegliere la misericordia al posto del rancore. Solo così diventiamo davvero figli del Padre che ama tutti.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
