Il centurione romano, un pagano, rappresenta un contrasto stridente con le aspettative ebraiche. È autorità militare, nemico occupante, e tuttavia possiede una fede che Gesù non trova neanche in Israele. La sua umiltà è straordinaria: “Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto”.
Comprende l’autorità in modo profondo: lui stesso è sotto autorità, e comanda a altri. Così riconosce che Gesù opera per autorità, non per presenza fisica. “Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”—è una fiducia che penetra il mistero della potenza divina.
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Gesù rimane meravigliato—poche volte nel Vangelo Gesù è detto meravigliato! Dice che molti verranno da oriente e occidente, mentre “i figli del regno”—gli ebrei che si aspettavano di essere inclusi automaticamente—saranno esclusi. La salvezza non è per nascita o nazionalità, ma per fede.
Poi guarisce il servo e la suocera di Pietro, e molti altri. È una cascata di guarigioni. Matteo concluda citando Isaia: “Ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie”. Gesù non solo insegna la salvezza, la incarna soffrendo con e per noi. Le guarigioni fisiche sono segno della guarigione spirituale che offre.
Per Riflettere
La mia fede è limitata da concetti umani di “meritare” la grazia di Dio? Come posso sviluppare una fiducia più profonda nella sua autorità e potenza?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
