Nel Vangelo di oggi troviamo due gruppi di persone: il primo è la “folla” che vuole ascoltare Gesù; sappiamo da altri brani che questo poteva richiedere un certo sacrificio: svegliarsi presto, camminare a lungo, a volte dover sopportare la fame e la sete (al punto che in alcune occasioni Gesù stesso si rende sensibile a questi bisogni).
Per gli uomini e le donne che incontriamo oggi, evidentemente, si tratta di sacrifici che vale la pena fare per ascoltare Gesù e stargli vicino.
Ci sono poi i familiari di Gesù, che arrivano successivamente e non si vogliono neanche mescolare con chi ascolta Gesù da tempo; stanno fuori e sembrano pretendere che Gesù li riceva immediatamente, lasciando da parte gli altri. Si tratta in fin dei conti di una scena di nepotismo, quando ci aspettiamo di ottenere dalle nostre relazioni di sangue il diritto di passare davanti a chi ha faticato e si è impegnato per qualcosa.
È una tentazione umana ma che può assumere, anche nella nostra vita quotidiana, i lineamenti di una grave ingiustizia. E anche se oggi nessuno di noi ha legami di parentela in senso stretto con Gesù ci può succedere, nella vita comunitaria, sociale o lavorativa, di ritenerci titolari di questa o quella prerogativa in virtù della nostra posizione rispetto a chi è arrivato dopo ma si sta dando da fare.
Per Riflettere
L’invito che ci fa Gesù è quello a sentirci tutti fratelli e sorelle, in quanto figli dell’unico Padre che vuole bene a tutti e a ciascuno. Nel Regno di Dio non ci sono rendite di posizione.
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
