Il capitolo sette del vangelo di Matteo si apre in continuità con l’insegnamento del Maestro nei confronti dei suoi discepoli che abbiamo meditato nel capitolo precedente. Come emerge in moltissime occasioni, Gesù individua nell’ipocrisia il pericolo maggiore da evitare. Un atteggiamento che ha molte dinamiche nelle quali siamo facilmente riconoscibili tutti.
Non diversamente i discepoli che, pur seguendo Gesù di Nazaret, vivendo con lui, ascoltando le sue parole e vedendo le sue opere, non compresero completamente la buona notizia portata dall’Emmanuele. Ai loro occhi, ancora offuscati dalla legge e dalle controversie, i samaritani erano odiati per molte ragioni.
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In Lc 9, 51–56 Giacomo e Giovanni vorrebbero lanciare un fuoco dal cielo per consumarli. Il Signore toglie loro le travi che li annebbiamo dedicando ad una samaritana (Gv 4), una donna, con una vita complessa e difficile, il dialogo più lungo in tutti i vangeli. La sua pagliuzza, una volta tolta dalla fede in quel Galileo, ne farà la prima apostola: lei la prima predicatrice della Parola ad una comunità, offuscata da enormi travi, che odiava i Giudei.
Vivevano e viviamo in una società dove l’ipocrisia è ampiamente diffusa. Come i discepoli, anche noi troppo facilmente siamo vittime di pregiudizi che portano a sentenze contro le nostre sorelle e i nostri fratelli.
Il Signore, Luce che guida i nostri passi, ci dona il percorso da compiere per comprendere le sue parole e viverle nella vita.
Prima “guardiamoci” e riconosciamoci peccatori e perciò incapaci di giudicare altri peccatori.
Una volta gettati via i sassi pronti per lapidare gli altri, “testimoniamo” nelle parole e nei gesti la nostra fede nel Risorto. A Lui e al Padre misericordioso riconosciamo il compito di giudicare.
Per riflettere
“Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero”: così scrive Ignazio di Antiochia tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo. Un insegnamento valido dopo duemila anni: se ci comportiamo in un modo difforme da quello che viviamo, siamo degli ipocriti. «Chi è senza peccato…». Sappiamo di essere tutti peccatori. Sappiamo anche che il Padre misericordioso non si stanca di tenere aperte le braccia in attesa della nostra conversione
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
