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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 22 Ottobre 2025

Il brano evangelico che leggiamo oggi è una forte esortazione alla responsabilità e alla vigilanza interiore. Gesù usa immagini concrete—il ladro che arriva di notte, il servo che amministra i beni del padrone—per parlare di una verità profonda: la vita non ci appartiene interamente, e siamo chiamati a viverla come custodi, non come padroni.

La parabola nasce da una domanda di Pietro: “Questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. È la domanda di chi vuole sapere a chi si applicano le parole del Maestro. Ma Gesù non risponde direttamente, perché il Vangelo non si seleziona per categoria: è per chiunque lo ascolta. Se sei qui, se ascolti, è per te.

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Il centro del brano è la figura del servo fedele, che, pur nell’assenza del padrone, continua a svolgere il suo compito con cura e coscienza. È il simbolo del discepolo che non si lascia andare, non vive a metà, non approfitta del tempo, ma lo riempie di bene. È un invito fortissimo alla coerenza: a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, non con paura, ma con intensità e senso del dovere.

La parte più provocatoria arriva alla fine: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto». In un tempo in cui siamo tentati di vedere la responsabilità come un peso da evitare, Gesù la presenta come il segno della fiducia di Dio. Più abbiamo ricevuto—in affetti, in capacità, in ruoli, in fede—più siamo chiamati a restituire, a prenderci cura, a servire.

Non è solo una questione di “fare il bene”, ma di vivere in profondità, consapevoli che ogni nostra azione ha un peso, e che ogni giorno può essere quello in cui il Signore passa. Non per spaventarci, ma per risvegliarci. Per ricordarci che non siamo spettatori della vita, ma attori responsabili di una storia che ci coinvolge fino in fondo.

Per Riflettere

Vigilanza, fedeltà, consapevolezza: è questa la via di chi vuole vivere non solo bene, ma in pienezza. Come vivo io?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi