Gesù risorto appare in Galilea ai discepoli che sono tornati a pescare e in questa occasione intraprende un dialogo personale con Pietro. Il Risorto lo incarica di prendere il suo posto di Pastore del gregge che è la Chiesa.
Ci colpisce come Gesù chieda “amore”, ma Pietro risponda soltanto con “voler bene”, perché sembra che Gesù non sia corrisposto appieno da Pietro. Ma questo è dovuto alla traduzione dal greco dei verbi agapao (amore totale che è prerogativa di Dio) e phileo (che significa essere amico).
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Qui Pietro è consapevole di non essere umanamente in grado di amare come Cristo, ma accetta l’incarico di pastore perché sa di essere stato perdonato molto: il suo rinnegamento non ha cambiato l’amore di Gesù per Lui e sulla fiducia di questo amore riesce a trovare la forza di amare a sua volta. Non a caso le tre volte in cui Gesù domanda amore a Pietro ci ricordano le tre volte in cui egli ha rinnegato il Maestro.
Così Pietro accetta di dare tutto se stesso per i suoi amici, come Gesù ha detto nell’ultima cena: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 13); e come Gesù gli ha mostrato nella lavanda dei piedi: “Vi ho dato questo esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13, 15).
Infine Gesù preannuncia a Pietro che gli verrà chiesto di dare la vita per noi: anche lui verrà “glorificato”, come Cristo, con il martirio, così gli chiede di seguirlo fino alla fine.
Per Riflettere
Riconosciamo oggi nel papa la figura del pastore buono che guida noi, la sua Chiesa? Sappiamo guardare a lui come esempio di amore?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
