Il racconto dell’Annunciazione è uno dei brani più conosciuti da tutti e maggiormente studiati per motivi teologici. A causa di questa sua notorietà quasi ogni frase della narrazione può essere evocativa di significati o fondamento di riflessioni.
Prima di svelarle il contenuto del messaggio, Gabriele rivolge a Maria un cenno di saluto, tradotto in latino con “Ave” e entrato così nella tradizione. Nella versione che leggiamo oggi il saluto è tradotto con “Rallegrati” per essere più vicini al testo originario; pur trattandosi di una semplice formula di saluto, nel greco del Vangelo di Luca la parola contiene una sfumatura di gioia. Ma più che nel “rallegrati”, la meraviglia e anche l’incomprensione trovano posto in quanto l’angelo dice dopo: “piena di grazia” e “il Signore è con te”.
- Pubblicità -
Maria è detta ricolma della benevolenza di Dio. Che cosa significa? È questa la domanda che Maria stessa si pone, di fronte ad una frase che in sé vuol dire tutto e non vuol dire niente. Una cosa è comunque chiara, fin da queste prime battute del discorso di Gabriele: è Dio il protagonista dell’annuncio. È Dio che ricolma Maria della sua benevolenza e le assicura la sua vicinanza, le garantisce protezione; la frase “il Signore è con te”, frequente nell’Antico Testamento, è una promessa d’aiuto da parte di Dio.
Le parole che Maria si sente rivolgere contengono un impegno, una missione, ma prima di tutto sono l’annuncio di quanto Dio ha fatto e sta facendo. Le parole dell’angelo sono, fin dall’inizio, una rivelazione di Dio. Il protagonista del racconto è Dio, nulla è impossibile per Lui; ma qui, per un progetto di infinito amore, chiede la collaborazione di una giovane donna, povera e marginale, che vive in un paesino, povero e marginale, dell’Impero romano.
E per rassicurarla davanti a un Mistero tanto grande non le fa dire dall’angelo: “Tranquilla, ci sarà il Sommo Sacerdote che ti consiglierà e ti proteggerà e le guardie con le loro armi ti difenderanno”! No: non ti preoccupare, anche a Elisabetta, la tua parente anziana, povera come te, di quell’altro paesino piccolo come il tuo, è successa una cosa straordinaria. Il Signore riconosce la grandezza d’animo delle persone che per il mondo sono più insignificanti e in loro si rivela.
Per Riflettere
Quali sono le promesse di Dio nella nostra vita, quelle realizzate e quelle future? Quanto ci abbandoniamo al progetto di Dio su di noi? Prendiamoci l’impegno a un ascolto più attento della Parola del Signore, nell’attesa e nella prospettiva di comprendere meglio le sue chiamate nella nostra vita. Allo stesso tempo prendiamoci anche l’impegno a riconoscere l’azione di Dio negli altri, in quelli che ci sono vicini e in quelli che riteniamo lontani e diversi. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, insegna che “la Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (2).
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
