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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 21 Settembre 2024

La Parola di oggi è tratta dal vangelo di Matteo. È un testo che racconta la chiamata da parte di Gesù ad un uomo seduto al banco delle imposte. Pochissime parole ed una pericope molto contenuta che bene si inseriscono nelle meditazioni dei giorni scorsi.

Il Maestro, diversamente dagli altri rabbini che erano scelti dai loro discepoli, chiamava direttamente a seguirlo quelle persone che lui riteneva potessero costituire un gruppo che lo avrebbe accompagnato nella sua predicazione per poterla poi diffondere a suo tempo.

Con Matteo, il Nazareno invita un pubblicano, un esattore delle tasse. Figura odiata dagli ebrei perché ritenuti sia collaborazionisti con gli occupatori romani che al servizio dei re messi a regnare sempre da Roma. Senza dimenticare come la loro scelta permettesse un tenore di vita ben diverso dagli altri.

Abbiamo già meditato come il Nazareno superasse le barriere sociali e religiose dell’epoca: frequentare un pubblicano pone il rischio di contrarre impurità, ragione per cui è spesso associato alla categoria di peccatori. Ma il Galileo cerca proprio figure poste ai margini. Da loro immagina una comunità, la futura Chiesa, capace di superare ogni forma di discriminazione, accogliente, in aiuto di chiunque. Disposta a rivedere convenzioni e abitudini che non rientrano nel volere del Padre. Da loro si aspetta una conversione: Matteo si “alza” (un verbo già incontrato più volte), abbondona il passato e accetta un presente che non conosce.

I farisei non possono tollerare la frequentazione degli amici di Gesù con personaggi come pubblicani e peccatori. Porterebbe a quella impurità che è assolutamente da evitare, tanto più se cercata volutamente. La tavola è un “luogo” prezioso, e Gesù lo ha utilizzato molto bene, dove conoscersi e portare messaggi di vita e di stile. La buona novella è il superamento delle prescrizioni che diventano una condanna. Il vangelo porta di ingresso al Regno dei cieli.

Per riflettere

L’amore del Creatore per noi fragili vasi di coccio insegna l’importanza della comunione che dobbiamo creare. Con Dio e con le sorelle e i fratelli. Abbandonando le nostre convinzioni. Matteo lascia tutto. Tutto, pur seguire il Maestro.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi