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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 21 Febbraio 2025

Con questo discorso Gesù istituisce una dinamica tra il Regno che è già all’opera con la sua persona e il Regno che verrà nella gloria e nella potenza negli ultimi giorni. I primi cristiani hanno pensato, sulla base di queste parole, che la fine del mondo fosse vicina, e quindi che si dovessero disprezzare tutte le realtà mondane, preparandosi ad un giudizio finale imminente e severissimo.

La fine del mondo non venne e non venne nemmeno le numerose volte in cui è stata annunciata. Evidentemente Gesù non voleva che i suoi discepoli vivessero nel mondo disprezzandolo e consegnandolo alla perdizione. Cosa significa questo per noi?

Molti santi hanno raccomandato di vivere come se ogni giorno fosse il primo e anche l’ultimo, come se la fine individuale fosse una realtà sempre possibile e presente, con sentimenti di gioia e di operosità. Una volta che ci siamo decisi a “perdere la vita”, non c’è altro da perdere, solo da guadagnare. Al contrario se vogliamo “guadagnare la vita” o addirittura “il mondo intero” entriamo in un percorso di affanno e nevrosi, in una fatica che non finisce più.

Per riflettere

Quando abbiamo percepito che stavamo perdendo la vita, ma in realtà la stavamo guadagnando? Che sentimenti hanno accompagnato questa esperienza?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi