Anche nel brano di oggi Matteo descrive Gesù come il Maestro che si occupa dei suoi discepoli insegnando loro la necessità di abbracciare uno stile di vita diverso da quello predicato dagli ipocriti e ben lontano da chi mira alla sola ricerca di un successo immediato.
Vivere le parole pronunciate dal Galileo comportava un abbandono di quelle certezze consuetudinarie, spesso legate anche ad una visione religiosa quale quella dei farisei e degli scribi, che il Signore, in gesti e parole, mostrerà debba essere portata a compimento. Ai discepoli venne chiesta una conversione, uno sguardo diverso, un modo di vivere la Parola che prima non era stata proposta.
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La speranza cristiana, fondata sulla morte e resurrezione del Figlio di Dio, porta a vivere una stagione eterna. Quindi non un benessere terreno, al quale possiamo ambire tutti, ma qualcosa di definitivo e non vano, né illusorio.
Siamo chiamati, come lo furono i discepoli, a vivere la “povertà” di chi si riconosce incapace di conquistare da solo la vita eterna. Il nostro smarrimento ha portato il Padre misericordioso ad un gesto di amore enorme, consegnandoci il Figlio come Via da seguire. L’Emmanuele mostrò nella quotidianità come procedere. I veri tesori ai quali mirare rimandano ad entrare nel dinamismo ed accettare le beatitudini. Si tratta di un totale capovolgimento, che non conosce confini geografici né cronologici perché impone l’abbandono di quelle false certezze che pongono al centro solo se stessi.
Il Risorto invece ha mostrato come il più grande sia colui che si fa piccolo per gli altri. Il Signore ha indicato che l’incontro con Lui è quotidiano nella celebrazione eucaristica e nel riconoscerlo negli altri. Il Crocifisso ci consegna due passaggi: il primo passo è riconoscersi peccatori; quello successivo comprendere che amare è servire.
Per riflettere
Siamo fragili creature che fatichiamo a comprendere cosa sia davvero necessario per noi e per i nostri cari. Troppo spesso ci illudiamo e confidiamo in qualcosa che ha un fine immediato e perciò vano, destinato a scomparire. Per comprendere il fine del nostro cammino terreno dobbiamo innanzitutto riconoscerci umili peccatori. Per consegnare tesori in cielo dobbiamo seguire l’esempio della unica Via che ci porterà nel Regno di Dio.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
