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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 20 luglio 2026

Alcuni chiedono a Gesù un segno. Non è una domanda innocente: dietro c’è il desiderio di avere certezze concrete, il voler credere senza abbandonarsi, un po’ il “se non vedo non credo” di San Tommaso. Gesù risponde indicando il segno di Giona, cioè la sua Pasqua: la sua morte e risurrezione. È come dire: il segno c’è già, ed è decisivo. In Lui Dio ha già operato la salvezza.

Anche noi, a volte, cerchiamo qualcosa di straordinario per credere di più: un evento particolare, una conferma evidente. Ma il rischio è non accorgersi che il Signore è già all’opera nella nostra vita. La sua presenza è discreta, ma reale: nella Parola, nei sacramenti, nelle relazioni, nella natura, nei piccoli passi di bene che possiamo compiere.

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San Francesco d’Assisi viveva nello stupore per questo amore già donato, riconosceva Dio nelle cose semplici. Non siamo in attesa di essere salvati, ma siamo già raggiunti dalla salvezza.

La fede allora diventa risposta: accogliere ciò che Dio ha già compiuto. Non dobbiamo conquistarci il suo amore, ma viverci dentro. E proprio questa certezza ci dona pace e libertà.

Per Riflettere

Riesco a riconoscere la presenza di Dio nella mia vita quotidiana? Oppure cerco sempre qualcosa di straordinario per credere? Vivo nella gratitudine per ciò che ho ricevuto?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi