I discepoli di Giovanni e i farisei si interrogano: perché i discepoli di Gesù non digiunano come loro? Dietro questa domanda si nasconde l’inquietudine di chi teme che il nuovo possa mettere in crisi ciò che è già conosciuto.
Gesù risponde con un’immagine gioiosa e sorprendente: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?”. Lo sposo è Lui, e la sua presenza inaugura un tempo di comunione. Il digiuno, nell’Antico Testamento, era segno di attesa, di penitenza, di desiderio di riconciliazione con Dio.
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Ma ora, con Gesù, Dio è già qui, vicino, concreto. Non è più tempo di piangere, ma di celebrare la vita che si fa incontro all’uomo. Tuttavia Gesù non abolisce il digiuno: lo colloca nel tempo giusto. “Verranno giorni in cui lo sposo sarà tolto, e allora digiuneranno”.
Verrà il tempo della prova, della distanza, dell’attesa del suo ritorno. Vivere la Fede significa riconoscere la presenza dello “Sposo”, godere della sua vicinanza e, quando sembra lontano, custodire nel silenzio il desiderio di ritrovarlo.
Per Riflettere
Gesù è lo Sposo che porta la gioia della presenza di Dio. La Fede è comunione viva. Digiuniamo non per tristezza, ma per desiderio d’amore che attende il suo ritorno.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
