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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 2 Aprile 2025

Gesù ha già parlato di un Padre, ha insegnato ai discepoli a chiamare così Dio, ha insegnato a pregare dicendo “padre nostro” (Mt 6, 9–14). Già i giudei consideravano Dio come un padre, Dio padre di Mosè, padre di Abramo.

I profeti hanno descritto Dio come un padre che corregge i suoi figli e li tratta con misericordia e tenerezza. Ma non si poteva immaginare che il Dio Padre avesse generato un figlio, Gesù Cristo. Nel Credo che recitiamo ogni domenica si dice che Gesù è generato, e per non sbagliare, si aggiunge “non creato, della stessa sostanza del Padre”.

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Gesù è generato da un Padre e da una madre. Per i giudei Gesù non solo violava il riposo del sabato, ma addirittura “chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”. In un luogo dove il nome di Dio non si poteva neanche nominare, Gesù dice di essere Dio. In più Gesù risponde che “quello che Egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo”.

Dio è vita e forza creatrice, e dove si fa presente la vita rinasce. Chi ascolta la parola di Gesù come parola che viene da Dio è già risorto, ha già ricevuto il tocco vivificante che lo conduce oltre la morte. Ne è la prova la guarigione del paralitico.

Per riflettere

Gesù si fida e si affida incondizionatamente al Padre e persevera nel compito che gli ha affidato. Riusciamo a fidarci del Padre?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi