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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 18 Maggio 2025

Oggi iniziamo la meditazione del capitolo sei del Vangelo di Matteo con un testo articolato in due parti. Tra esse mancano alcuni versetti perché oggetto della meditazione di domani.

Le parole dell’Emmanuele indicano con chiarezza la prassi richiesta per porsi alla sequela del Nazareno. Come per suoi seguaci e i discepoli, così anche per noi. Ieri come oggi.

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È necessario evitare l’ipocrisia di affermare e predicare quello che in realtà non facciamo e testimoniamo nella nostra vita. È un rischio sempre in agguato, come quello di crederci già sulla retta strada, conoscendone la meta finale ma, nei fatti, procedendo da soli sulla strada verso il Regno.

Forse troppo abituati a collocare l’elemosina, la preghiera e il digiuno come cifra della nostra vita quaresimale, dimentichiamo che in realtà è ciò che il Maestro ci chiede di praticare ogni giorno. Il Nazareno è determinato nel condannare l’atteggiamento ipocrita. Negli anni della sua predicazione ai discepoli (tema che attraverserà le meditazioni di questi giorni) sono del tutto assenti l’invito a mettersi in mostra, a farsi notare, ad apparire agli altri per quello che non sono.

Il pericolo è collocare qui, ora, nella vita terrena la meta finale. Ecco le ragioni per cui il Signore mette in guardia dal rischio di perdere il valore dell’elemosina quando è ostentata; dalla preghiera come occasione per distinguersi dagli altri; dal digiuno per mostrare a tutti la capacità e la determinazione di portare a termine una decisione presa.

Il Risorto ci esorta a superare la vana illusione di cercare nel mondo quello che potremmo conquistare nel Regno. Alla speranza solo umana, Gesù di Nazaret propone un cammino verso la vita eterna.

Per riflettere

Il nostro modello di vita cristiana non è altro che quello insegnato e vissuto dal Figlio di Dio, portatore della buona notizia. Quella di un Padre misericordioso che non ci lascia soli, donandoci la Via che conduce all’accesso del Regno. La sua speranza è, riconoscendo la nostra debolezza, quella di fare nostre le parole del Verbo, vivendole nella nostra vita. Gesù laverà i piedi ai suoi discepoli. Un gesto come insegnamento per tutti noi.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi