È proprio divertente e curioso sentire Gesù esordire di botto ponendo a sé stesso una domanda e dandosi una risposta. Sarà curioso, ma fa parte di un’altra consuetudine dialettica diffusa nella cultura ebraica, quella di rispondere con una domanda a chi pone una domanda.
Un aneddoto lo spiega così: una volta fu chiesto ad un ebreo come mai presso la loro cultura ci fosse l’abitudine di rispondere con una domanda a chi poneva una domanda? E l’ebreo rispose: “E perché no?”.
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Gli studiosi della comunicazione sostengono che questa dinamica della comunicazione consente di andare in profondità, di accedere all’intimo del domandare, all’anima della domanda.
Che è quello che fa Gesù con questo simpatico sfogo che prende di mira la inclinazione al pettegolezzo, che stigmatizza quella tendenza atavica del metter lingua su tutto, del dover ridire su questo o su quello, del pettegolare.
È di una delizia spirituale fascinosa questa maniera di Gesù di rimproverare la sua generazione. Ed è bello lasciarci rimproverare così soavemente da Gesù e porre fine al “bla bla”, al commentare, al voler dire la propria, a sostenere la propria opinione… in definitiva a confondere “opinione” con “verità”.
Come scriveva Rumi (mistico persiano, 1207–1272): “La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine, credette di possedere l’intera verità”.
Per riflettere
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
