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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 16 settembre 2026

Il paragone tra la generazione di Gesù e i bambini capricciosi non è immediatamente comprensibile se non ci riportiamo all’epoca. Israele attendeva il Messia, ma nessuno era sicuro di come sarebbe stato: un guerriero, un politico, un re, un sacerdote? Ognuno aveva la sua immagine, e nessuna sembrava sufficiente per una figura tanto rivoluzionaria.

Appena si scorgeva un possibile Messia cominciava un gran chiacchierare sulle sue caratteristiche e non ci si trovava mai d’accordo. Giovanni il Battista era venuto nella più totale austerità—digiunava, non beveva vino, abitava nel deserto—e la critica era stata immediata: «È indemoniato». Gesù invece mangiava e beveva, frequentava peccatori e pubblicani, e la critica era opposta: «È un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Impossibile accontentarli. Come quei bambini seduti in piazza che si lamentano perché i loro compagni non hanno ballato quando hanno suonato il flauto, né hanno pianto quando hanno cantato un lamento. Qualunque cosa facciano, non va bene

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La critica non è rivolta ai non credenti, ma a chi si considera religioso e non riesce a riconoscere Dio quando si presenta. Il problema non è l’assenza di fede, ma la fede cristallizzata, chiusa in un’immagine preconcetta di come Dio dovrebbe essere e comportarsi.

«La Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli»: chi si lascia davvero toccare—dalla parola austera di Giovanni come da quella gioiosa di Gesù—la riconosce. Chi invece ha già deciso in anticipo come deve essere Dio, resterà deluso da qualsiasi Sua manifestazione nella propria vita.

Per Riflettere

Nelle mie giornate, mi comporto a volte come quei bambini in piazza, sempre insoddisfatto e pronto a criticare come Dio agisce nella mia vita o in quella degli altri? Cosa mi impedisce oggi di accogliere lo stile imprevedibile di Gesù?

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi