- Pubblicità -

Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 16 Dicembre 2024

La radicalità e austerità della predicazione di Giovanni Battista e del suo esempio di vita, più ancora della predicazione e della vita di Gesù, le rendono un terreno di confronto ideale per gettare la maschera e distinguere da che parte si stia riguardo all’annuncio della buona novella.

I capi dei sacerdoti da una parte sono molto puntigliosi con Gesù e vogliono verificare i suoi titoli: ha la laurea per predicare oppure no? Ma dall’altra parte sono molto meno esigenti nei confronti di se stessi, e la migliore risposta che trovano riguardo a cosa pensano della predicazione di Giovanni è forse la più vigliacca possibile: «Non lo sappiamo».

Sono sostanzialmente nella stessa posizione del re Erode, che “ascoltava volentieri” Giovanni, ma che non si è mai deciso a fare reale spazio alla sua parola, ed alla fine è rimasto vittima della sua stessa doppiezza, oltre che della sua vanagloria.

La risposta finale di Gesù («Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose») non è un artificio infantile per liberarsi da una discussione scomoda. È piuttosto un rifiutare una domanda che è tendenziosa fin dall’inizio: i capi dei sacerdoti stanno cercando una ragione formale per potersi assolvere dall’esaminare la predicazione di Gesù nel merito, e quindi mantenere la posizione di ambiguità che tenevano anche con Giovanni. Gesù non ha alcuna intenzione di ridursi ad una lotta di carte bollate. A lui interessa il cuore dell’uomo: sacerdoti, ci credete oppure no?

Per riflettere

Lo spunto di riflessione oggi è abbastanza ovvio: quanto facilmente cadiamo anche noi nella tentazione di screditare sul piano formale chi ci mette davanti alle nostre responsabilità (personali, lavorative, religiose, sociali, di qualsiasi tipo) invece di confrontarci ed essere trasparenti riguardo a ciò che abbiamo veramente nel cuore?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi