Gesù introduce una nuova legge che rovescia completamente la legge del taglione, “occhio per occhio, dente per dente”. Quella legge era già un progresso nel mondo antico, era una limitazione della vendetta (non potevi prendere due occhi per uno), ma Gesù va molto più lontano.
Non si oppone al malvagio con la forza, anzi, porge l’altra guancia. Questo non è debolezza, è una forza superiore: la forza dell’amore che non è fermato dalle ingiurie. Nel caso della tunica, il discepolo non litiga ma offre anche il mantello.
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Nel caso del miglio—il famoso “miglio della corvée”, il romano poteva forzare un giudeo a portare il suo equipaggiamento per un miglio—il discepolo non solo sottomette, ma fa volontariamente due miglia. Questo insegnamento è scandaloso per la ragione umana. Sembra che Gesù chieda la sconfitta, l’umiliazione, il tradimento dei propri diritti.
Ma c’è una profonda saggezza qui: è il rifiuto di far vincere il male al suo stesso gioco. Chi reagisce con violenza all’ingiustizia perpetua il ciclo della violenza. Chi risponde con amore rompe il circolo vizioso. Non è passività, è iniziativa sovrana di amore. In tal modo il discepolo testimonia il Vangelo in modo più potente che con qualunque difesa aggressiva.
Per Riflettere
Come reagisco alle ingiustizie? Mi trovo prigioniero del diritto di vendetta, o libero dall’amore che supera il torto ricevuto?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
