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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 15 Aprile 2025

Il brano del vangelo segue a quello della lavanda dei piedi: quello in cui Gesù si umilia davanti ai suoi discepoli come un servo con il suo padrone. È un comportamento imprevedibile e scandaloso mettere i discepoli sopra di Lui, come uno schiavo.

Questo fatto anticipa di poco il tradimento di Giuda che fa parte dell’imprevedibile disegno divino. Dopo l’umiliazione della lavanda dei piedi, Gesù rivelerà la Gloria di Dio nell’innalzamento del figlio dell’uomo sulla croce. L’abbassamento alla croce è in realtà innalzamento e la tremenda umiliazione di una tale morte diviene la gloria manifesta di Dio: qui Gesù rivela il Nome divino, “Io Sono”.

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Il carattere spiritualmente rivoluzionario della lavanda dei piedi getta simbolicamente una base nuova nei rapporti di potere all’interno della Chiesa. Il vero potere non è altro che un chinarsi per servire, con umiltà, come uno schiavo fa con il padrone.

Tutti noi, comunità cristiana, domandiamoci se siamo all’altezza di questo comando del Signore: sappiamo essere umili in un mondo di esteriorità, dove l’arroganza fa da padrona, dove per sentirsi realizzati occorre essere famosi, avere dei like sui social, fare carriera a dispetto della famiglia e di chi ci sta vicino?D

ovremmo imparare a lavorare su di noi e sui nostri rapporti interpersonali, iniziando dall’interno delle nostre famiglie cristiane. Il Signore si china su questa Chiesa, a lavare i nostri piedi. Se lo accogliamo accoglieremo anche colui che lo ha mandato.

Per riflettere

Lavare i piedi dei nostri fratelli non è sminuire ciò che siamo ma esattamente il contrario. E servire non significa lavare solo i piedi di chi si ama. Significa imparare a lavare i piedi anche a Giuda. Il servo non è più grande del suo padrone, quindi come faccio della mia vita “un servizio permanente agli altri”? Gesù seppe convivere con persone che non lo accettavano: ed io?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi