Iniziamo con un po’ di ironia: “In effetti «Domenica dell’asino» suonava male. Per carità, tenero è tenero. Nulla da dire. Ma no, meglio di no. Metti che, poi, da «domenica dell’asino» diventa la «domenica dei somari».
Meglio le palme. Un po’ di ulivo. Più neutro. Più pulito. Più bello. Ma poi, Dio su un asino stona. L’asino è povero. Non scherziamo, su. Cosa c’entra Dio con la povertà, la semplicità, l’essenzialità? Siamo seri. Un Dio così stronca ogni ambizione. Zero carisma. Non ci vien dietro più nessuno. C’ammazza il business. Toglietelo di mezzo! L’asino, intendevo l’asino. Ovviamente. Ovviamente…” (don Cristiano Mauri).
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Gesù che sale su un puledro, richiama i versi del profeta Zaccaria 9, 9: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”.
Gesù entra in Gerusalemme cavalcando un puledro d’asina, con umiltà e amore per la giustizia. Come “mezzo di locomozione” sceglie un animale che è sempre a servizio dei lavori più pesanti. L’asino è l’animale senza pretese, impegnato in servizi umili in aiuto al lavoratore.
Per un contadino l’asino era la sua forza lavoro, un aiutante forte, paziente e sicuro. Nel libro dei numeri al capitolo 22 l’asina di Balaam riesce a vedere più lontano del suo potente padrone; l’asina non è arrogante e riesce a vedere l’angelo del Signore. Gesù come l’asino, era mansueto, mite, a servizio del Padre e della salvezza dell’umanità.
Per riflettere
Come Gesù, siamo capaci di donare la nostra vita giorno per giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
