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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 12 ottobre 2026

Gesù è adirato perché la folla lo accusa di magia nera e allo stesso tempo continua a chiedere altri segni dal Cielo. Gesù capisce che sono richieste malvagie per metterlo alla prova e che non cercano conversione ma spettacolo.

Li ammonisce e ricorda loro la regina di Saba e gli abitanti di Ninive, che, nonostante fossero stati pagani spietati, avevano creduto, rispettivamente, alle parole di Salomone e di Giona e si erano convertiti, senza alcun segno. Al contrario loro di segni ne avevano ricevuti già tanti, eppure ne volevano altri.

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Così Gesù continua: “Non avranno nessun segno se non quello di Giona”; e questo può avere due interpretazioni: così come Giona rimase tre giorni nella pancia del pesce per salvare i marinai, anche il figlio di Dio rimarrà tre giorni nel ventre terrestre per la salvezza dell’umanità. Tuttavia la Pasqua non sarà un evento spettacolare e solo coloro che si saranno convertiti ne coglieranno il messaggio.

L’altra interpretazione fa rifermento al fatto che Giona fosse stato mandato da Dio a salvare i niniviti prima della distruzione della loro città: allo stesso modo Dio avrà misericordia di questa generazione malvagia, e li salverà.

Per Riflettere

Gesù respinge la richiesta di spettacolo della folle ostile: il vero segno è la conversione, come per Ninive e Saba. Il segno di Giona annuncia il mistero pasquale dei tre giorni, colto solo da chi ha fede, sia l’offerta di misericordia verso la generazione malvagia.

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi