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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 12 Novembre 2024

«Dite: “Siamo servi inutili”». Cosa significa questo invito? Ciò che siamo chiamati a fare non serve? Ciò che siamo non è utile?

Questa nostra prima interpretazione letterale del testo risulta però incompatibile con un’interpretazione, sempre di tipo letterale, della parabola dei talenti (Mt 25, 14–30). In quest’ultimo episodio, infatti, il padrone, tornato dal servo a cui ha affidato una somma di denaro, constatando il lavoro di investimento svolto dal servo stesso, ha parole di elogio e promette una grande ricompensa.

Lo scarto di questa prima ipotesi di interpretazione sul passo del Vangelo di oggi ci solleva. Non siamo inutili. Il nostro impegno non è inutile.

Tra le considerazioni che ci portano a sperare di arrivare ad una prima intuizione sul passo del Vangelo di oggi vi è la seguente. Siamo utili per grazia di Dio. Possiamo agire in modo utile, possiamo essere utili grazie al dono stesso di Dio, al contesto di libertà e di relazione creato con l’uomo stesso.

La consapevolezza cha la nostra capacità di servire, di essere utili, prima ancora che la nostra volontà ed il nostro impegno presuppone il dono di Dio, invece di farci considerare il servizio come un dovere privo di senso, ci permette di riconoscerlo come l’offerta di un privilegio.

Per riflettere

Sappiamo riconoscere anche come occasioni di senso del nostro stesso essere quelle in cui, ad esempio nel contesti familiare e lavorativo, ci troviamo ad occuparci degli altri? La consapevolezza di avere ricevuto come dono la possibilità di servire, di essere utili, ci spinge a valorizzare le occasioni di relazione e di cura verso le altre persone?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi