A volte Dio risponde con il silenzio. Non per castigarci, non per umiliarci nรฉ per prendersi gioco di noi. Ci risponde con il silenzio perchรฉ รจ questa la risposta che dobbiamo accogliere per ritrovare la veritร . Non รจ lui che tace, ma siamo noi che non vogliamo rispondere.
I capi dei sacerdoti chiedono dell’autoritร con la quale Gesรน insegna. Magari potevano fargli un’altra domanda per capire cosa effettivamente sta insegnando; loro perรฒ hanno l’atteggiamento di chi crede di aver giร capito tutto. In primo luogo, vogliono quindi sollevare le questioni formali, confermare la legittimitร di chi parla delle Scritture. La domanda sarebbe comprensibile, se non fosse per le motivazioni: loro non si preoccupano di proteggere la correttezza dell’insegnamento ma di mantenere i propri privilegi.
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Gesรน con la mancata risposta gli offre la possibilitร di interrogarsi su quello che veramente li spinge a fare le domande. Ma loro non vogliono scoprire di avere torto. La differenza tra la dotta ignoranza e stolta sapienza sta proprio quiโche la prima cercando le risposte e ammettendo la propria incapacitร si dimostra sapiente, mentre la seconda sentendosi in possesso delle risposte si conferma ignorante.
Nell’Avvento aspettiamo il Signore, ma la domanda che oggi Gesรน ci pone รจ quella di interrogarsi se lo aspettiamo cosรฌ come i capi dei sacerdoti lo interrogavano. La domanda che non si fa interrogare non avrร la risposta. L’attesa che non aspetta nessuno non porterร all’incontro.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโEvangelizzazione e la Catechesi
Il commento di oggi รจ proposto dal Centro Diocesano per le Vocazioni di Pisa



