Il vangelo di oggi ci aiuta a capire che molto spesso una fede vissuta solo negli schemi e nelle regole alla fine ci soffoca, ci opprime.
C’è come un senso di profonda liberazione quando nella parte più profonda di noi sperimentiamo non una morale ma un amore che viene da Cristo.
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La tentazione però è quella di credere che Gesù con questo Suo amore sia venuto a togliere tutto ciò che è Legge e Profeti.
Gesù non squalifica la Legge antica, anzi chiede espressamente di accogliere e custodire con amore anche i più piccoli precetti, perché fanno parte della storia che Dio ha costruito lungo i secoli con Israele. Dobbiamo imparare a non trascurare nulla.
A volte abbiamo la tentazione di cancellare il passato come se gli eventi e le persone che ci hanno preceduto avessero poco o nessun valore. È una pretesa non solo orgogliosa ma anche bugiarda, perché Dio costruisce la storia con pazienza e amore.
È bello rileggere le pagine di santità che hanno segnato la storia della Chiesa e riconoscere la grazia che Dio ha seminato lungo i secoli.
Gesù ci ricorda che l’autentico rinnovamento passa attraverso una lenta e graduale trasformazione che conduce ogni cosa verso la pienezza. Ma tutto questo avviene a condizione di scegliere Gesù come l’essenziale riferimento della storia. È Lui che offre i parametri del discernimento. In Lui tutto si compie e tutto riparte.
Possiamo applicare questo criterio anche alla nostra storia personale. Quando ci capita di rileggere la nostra vita capita di ritrovare eventi ai quali forse non abbiamo attribuito il giusto valore; e altri fatti che vorremmo dimenticare perché troppo dolorosi.
Nella prospettiva di fede tutto ha valore, anche la sofferenza e il dolore. Chi matura questa coscienza di fede non solo impara a ringraziare Dio, ma vive ogni esperienza come una tappa di un cammino che progressivamente conduce la nostra umanità verso la pienezza di Dio.
Gesù è venuto a ricordarci che anche la Legge e i Profeti hanno il loro valore e che Lui è venuto per dare compimento, cioè per operare in noi una immensa liberazione.
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Infatti Gesù si rendeva conto della infelicità delle persone che vivevano per il sacrificio del dovere, in una situazione paradossale e drammatica perché sperimentavano infelicità facendo esattamente la cosa giusta.
Gesù ci ricorda che non dobbiamo vivere per senso del dovere, ma per amore. E viviamo per amore solo se non perdiamo di vista il motivo: incontrare il Signore. Incontrare Gesù significa incontrare chi ci ricorda costantemente il motivo della nostra vita e per questo ci spinge sempre a vivere per amore nella libertà e a sperimentare una vita piena con Lui e non più oppressa dalle costrizioni umane.
Per Riflettere
Come posso portare la “pienezza” della Legge nella mia vita, andando oltre i limiti che percepisco?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
