Quando Gesù manda i discepoli in missione, non li illude: li prepara. Li avverte che, nel farsi annunciatori e testimoni del Vangelo, incontreranno ostacoli e opposizioni. E ricorda a loro—e a noi—che scegliere di seguirlo non è una decisione neutra: entra nella vita concreta, la attraversa, e può arrivare a scuotere persino i legami più vicini.
Proprio quando la forza del suo messaggio vissuto sembra aprire conflitti e fatiche, Gesù indica una libertà nuova: chi crede in lui non si lascia governare dai condizionamenti umani, cammina leggero, “non portando borsa, né sacca, né sandali”, e nei momenti di bisogno si affida alla voce dello Spirito: “non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire”.
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Papa Francesco ci incoraggia ricordandoci che: “Quella del cristiano nel mondo è una missione stupenda, è una missione destinata a tutti, è una missione di servizio, nessuno escluso; essa richiede tanta generosità e soprattutto lo sguardo e il cuore rivolti in alto, per invocare l’aiuto del Signore. C’è tanto bisogno di cristiani che testimoniano con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno. Quando noi facciamo questo, il cuore si riempie di gioia” (Angelus del 3 luglio 2016).
Per Riflettere
L’agnello, per sua natura, è mansueto e indifeso. Ed è proprio questo lo “stile” che Gesù ci chiede di imparare, soprattutto quando attorno a noi l’ambiente diventa impegnativo e chi incontriamo sembra avere il passo del “lupo”. In quelle ore, quando difendersi appare l’unica strada, riusciamo a fidarci di lui fino a scegliere la mitezza e a camminare da agnelli anche nelle situazioni più difficili?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
