Gesù ci mette davanti a una delle tentazioni più sottili della Fede: quella di ridurla a un insieme di regole, di gesti esteriori, di tradizioni osservate meccanicamente.
I farisei rimproverano ai discepoli di non lavarsi le mani prima di mangiare; Gesù svela che il vero problema non è la purezza delle mani, bensì quella del cuore. La religione autentica, infatti, non nasce dal rispetto formale delle norme, ma da un rapporto vivo con Dio che trasforma dall’interno.
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Le parole di Isaia, che Gesù cita, restano di un’attualità disarmante: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”. È facile dire le preghiere giuste, partecipare ai riti, mantenere le apparenze, ma restare distanti da Dio nella vita concreta, nei gesti di amore, di giustizia e di misericordia.
Gesù non disprezza le tradizioni, ma ne smaschera l’uso distorto: quando diventano più importanti delle persone, quando servono a giustificare la durezza del cuore o a evitare la responsabilità dell’amore. Dio non si compiace di riti perfetti, ma di cuori sinceri, liberi e compassionevoli.
Per Riflettere
Siamo invitati a fare un esame di coscienza profondo: la mia Fede è un insieme di abitudini o un incontro personale con Cristo? Le mie parole corrispondono al mio cuore? Seguire Gesù significa rimettere Dio al centro, lasciando che la sua Parola penetri la vita concreta, perché solo un cuore purificato dall’amore può rendere autentico ogni gesto religioso.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
