La parabola della vigna parla direttamente al nostro cuore. Gesù ci mostra il volto amorevole del Padre: colui che coltiva una vigna con cura infinita, che invia servi e profeti per richiamare all’ordine, che persino nel rifiuto continua a cercare il dialogo.
Ma la parabola rivela anche il nostro peccato: la tentazione di appropriarci di ciò che Dio ci ha affidato, di dimenticare che siamo semplici amministratori, non proprietari. I vignaioli rappresentano il nostro cuore quando rifiutiamo i doni di Dio, quando seguiamo le nostre passioni invece della volontà divina. L’uccisione del figlio è il culmine del tradimento, il rifiuto finale della misericordia.
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Eppure Gesù parla della “pietra scartata divenuta pietra angolare”: la sua stessa morte, il suo rifiuto da parte dell’uomo, diventerà fondamento della salvezza. Questo è il mistero stupendo della redenzione. Oggi, riconosciamo la nostra chiamata a essere amministratori fedeli di ciò che Dio ci ha donato: i talenti, le relazioni, la vita stessa. La vera fede non consiste nel possedere, ma nel rendere frutto, nel restituire amore per amore.
Per Riflettere
Quali doni di Dio sto gestendo male, pensando che appartengono a me? Come posso trasformare questa giornata in occasione di vera amministrazione fedele dei talenti ricevuti?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
