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Alessandro Ginotta – Commento al Vangelo del giorno, 2 Settembre 2025

Immagina di essere lì, a Cafarnao. Il sole del mattino entra dalle piccole finestre della sinagoga, illuminando la polvere sospesa nell’aria. La gente è raccolta in silenzio. Gesù è in piedi, al centro, e parla con autorità, con una voce che penetra nei cuori. Non è come gli altri rabbì: non ripete insegnamenti altrui, parla come chi conosce davvero ciò che dice.

All’improvviso, un grido rompe il silenzio: “Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. L’uomo è posseduto da un demonio impuro. La gente arretra impaurita. Un brivido corre lungo la schiena di tutti: lì, davanti ai loro occhi, il male si è fatto voce.

Il mio in(solito) commento a:
“Io so chi tu sei: il Santo di Dio!” (Luca 4,31-37)

Ma Gesù non si spaventa. I suoi occhi restano fermi, pieni di una forza che non è di questo mondo. Con voce calma ma ferma, dice: “Taci! Esci da quest’uomo!”. E subito l’uomo viene scosso da un ultimo tremito, cade a terra, e il male fugge via. Il silenzio è totale. Poi, lentamente, la paura lascia il posto allo stupore. Tutti si guardano, increduli: “Che parola è mai questa? Comanda agli spiriti impuri con autorità e potenza, ed essi se ne vanno!”. La notizia corre veloce per tutto il villaggio. Un uomo è stato liberato. E il cuore di molti, che fino a quel momento avevano visto solo tenebra, comincia a intravedere una luce nuova.

Perché Dio permette il male? Quante volte, davanti al dolore, ce lo siamo chiesti con le lacrime agli occhi! Forse anche tu, come me, hai sentito il peso di questa domanda bruciarti dentro. A volte sembra che Dio stia zitto, che non ascolti. Ma non è così.

Dio ci ha amati per primo. È stato il suo primo gesto nei nostri confronti: amarci. E da allora non ha mai smesso di sperare che, un giorno, avremmo ricambiato quell’amore. Ma per renderlo vero, ha scelto di lasciarci liberi. Pensa che follia d’amore: Dio, Onnipotente, ha deciso di limitare se stesso per rispettare la nostra libertà. Ci ha dato il libero arbitrio e non interferisce con le nostre scelte, anche quando lo feriscono. Ci lascia liberi, perfino di sbagliare.

Siamo liberi: di costruire o distruggere, di salvare o perderci, persino di condannarci da soli. È così che il male entra nel mondo: nasce dalla nostra libertà mal usata, dalle scelte sbagliate. Ma quante volte, invece di riconoscere questo dono immenso, puntiamo il dito contro Dio, come se fosse colpa sua averci amati al punto da renderci liberi!

Il male è figlio dei nostri errori, dell’orgoglio, dell’egoismo, dell’invidia. O, a volte, solo della nostra cecità. Eppure Dio, nonostante tutto, non si stanca di tenderci la mano. È lì, anche quando non lo vediamo, pronto a rialzarci. […]

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Fonte: La Buona Parola, il blog di Alessandro Ginotta https://www.labuonaparola.it
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