Gesù continua il discorso iniziato con la parabola dell’amministratore disonesto e torna su un tema che attraversa tutta la nostra vita: il rapporto con il denaro.
E lo fa con parole scomode: «Non potete servire Dio e la ricchezza».
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La domanda che Gesù ci pone oggi è provocatoria: siamo noi a possedere il denaro o è il denaro a possedere noi?
Viviamo in un mondo nel quale sembra che tutto abbia un prezzo. Si compra il successo, si compra l’immagine, si cerca di comprare persino l’affetto, il consenso e il potere. Il denaro è diventato per molti una sorta di divinità alla quale sacrificare tempo, relazioni, dignità e persino la propria coscienza.
Il problema non è avere denaro. Il denaro è uno strumento necessario per vivere dignitosamente, per provvedere ai propri bisogni e per fare del bene. Il problema nasce quando da mezzo diventa fine, quando smette di essere uno strumento nelle nostre mani e diventa il padrone delle nostre scelte.
Gesù ci ricorda che la fedeltà si misura anche nelle piccole cose. Come amministriamo ciò che abbiamo? Siamo capaci di condividere oppure accumuliamo per paura di perdere? Sappiamo usare i nostri beni per costruire relazioni, sostenere chi è nel bisogno, generare vita?
C’è una ricchezza che il mondo esalta e che Dio, invece, guarda con sospetto quando diventa idolatria: quella che ci chiude nel possesso e ci fa dimenticare gli altri.
E c’è una ricchezza che non si può comprare: quella di chi ha Dio nel cuore. Chi investe la propria vita nell’amore, nella giustizia, nella generosità e nella fedeltà sta accumulando un tesoro che non si consuma e che nessuno potrà portargli via.
La vera ricchezza non è ciò che riusciamo ad accumulare, ma ciò che riusciamo a diventare davanti a Dio.
E allora oggi lasciamoci provocare da alcune domande:
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- Quanto condiziona il denaro le mie decisioni?
- Sono capace di condividere o vivo nella paura di perdere?
- Quanto valgono per me le persone rispetto alle cose?
- Se domani perdessi tutto ciò che possiedo, che cosa mi resterebbe davvero?
Attenzione: possiamo anche dichiararci credenti, frequentare la Chiesa e parlare di Dio, ma se il nostro cuore è attaccato al denaro, il nostro vero padrone non è Dio.
Non è il denaro a renderci ricchi. È l’amore che sappiamo mettere nella vita.
La domanda finale non è quanto possediamo, ma chi stiamo servendo.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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