- Pubblicità -

fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 6 novembre 2026

Gesù racconta di un amministratore che, messo alle strette, usa la sua furbizia per ingannare il suo padrone e mettersi al sicuro per il futuro!

Ma non ci sta dicendo di essere disonesti. Ci sta indicando una qualità preziosa: la capacità di muoversi, di non stare con le mani in mano, di usare bene quello che abbiamo per un bene più grande.

- Pubblicità -

È la santa furbizia.

Essere santi non vuol dire essere ingenui o con la testa fra le nuvole. Vuol dire capire cosa conta davvero, e trovare ogni giorno un modo concreto per viverlo.

La santa furbizia è di chi, invece di rispondere male, sceglie una parola buona.

È di chi, dopo un litigio in famiglia, trova il momento giusto per fare il primo passo.

È di chi sa che qualcuno è solo, e s’inventa una scusa per andarlo a trovare.

È di chi, invece di lamentarsi, si chiede: “Io, oggi, cosa posso fare per migliorare le cose?”

È anche la furbizia di chi custodisce il proprio tempo: se troviamo sempre un minuto per le cose inutili, possiamo trovarlo anche per pregare, ascoltare, aiutare, fare del bene.

Non è una furbizia che frega gli altri: è quella che non si lascia fregare dalla superficialità, dall’egoismo, dall’indifferenza.

In fondo Gesù ci chiede questo: occhi aperti e cuore pronto. Perché il bene non basta volerlo: a volte bisogna essere creativi, coraggiosi, e un po’ furbi.

Signore, donaci una santa furbizia:

furbizia per riconoscere il bene,

furbizia per sceglierlo,

creatività per realizzarlo,

e un cuore semplice, per fare ogni cosa con amore.

Leggi la preghiera del giorno
Seguici anche su Whatsapp.