Come spesso ci capita di leggere nel Vangelo, l’atteggiamento assunto dai farisei è pieno di giudizio e ancora una volta colgono l’occasione per puntare il dito e sottolineare l’essere peccatori come se fosse una condanna.
Ecco che però Gesù contrasta il pensiero dei farisei con due immagini, quella del Buon Pastore e delle monete.
- Pubblicità -
La pecorella smarrita è uno scenario di tenerezza, ricorda un po’ come quando da piccoli ci si allontanava dai genitori e ci si sentiva persi, ma poi la sensazione dell’essere ritrovati è colma di amore e gratitudine; non pensiamo però che Dio nel frattempo si dimentichi delle altre novantanove pecore: egli sa che sono al sicuro nel pascolo e grazie al loro essere gregge si prendono cura l’una dell’altra senza che gli manchi nulla.
Il secondo scenario della donna che cerca le monete evoca un’immagine forse più materiale ma più comprensibile: chi di noi accorgendosi di aver perso del denaro non lo cercherebbe con premura?
Certa che le altre monete sono al sicuro, la donna va alla ricerca di quella persa, perché è preziosa.
La chiave di lettura è quindi univoca: ciascuno di noi è unico, irripetibile e prezioso, ciascuno di noi è amato in modo speciale da Dio Padre, e per questo Dio non può lasciarsi scappare nessuna pecora; ciascuna moneta è preziosa e Dio non può, non vuole perderla; ognuno di noi è una presenza della quale Dio non vuole fare a meno.
Tutto questo avviene in comunione con tutti i figli, Dio ci chiama a rallegrarci con Lui del fratello che è tornato, perché la sua gioia sia la nostra e l’amore venga moltiplicato: è amando che si è amati ed è sentendosi amati che si ama.
Per Riflettere
Dio non lascia mai soli i suoi figli, si prende cura di loro anche quando questi sono lontani e non si stanca mai di cercarli. Quando ci sentiamo persi facciamoci trovare da Lui che sa di cosa abbiamo bisogno; quando un fratello è spaesato facciamoci strumento per aiutare Dio a ritrovarlo.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
← Tutti i commenti al Vangelo del 5 novembre 2026
