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don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo del 1 novembre 2026

La felicità a un passo da noi

Oggi la liturgia ci fa alzare lo sguardo. Giovanni, nell’Apocalisse, vede «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua». Pensate a una piazza piena nel giorno della festa del paese: tantissima gente, eppure ognuno ha il suo nome e la sua storia. Così è il Paradiso. Dio non vede una massa, vede persone, e chiama ciascuno per nome. Gente comune, come noi.

Questa gente è «avvolta in vesti candide». Sappiamo com’è un abito bianco: basta una goccia di caffè e la macchia non va più via. Eppure Giovanni ci svela il segreto: «hanno lavato le loro vesti, rendendole candide con il sangue dell’Agnello». Strano, vero? Il sangue di solito sporca, qui rende bianchi. È il sangue di Gesù, donato sulla croce, che ci lava nel Battesimo e ogni volta che chiediamo perdono. I santi non sono quelli che non si sono mai sporcati. Sono quelli che si sono lasciati lavare. E Giovanni aggiunge che «sono passati attraverso la grande tribolazione»: non hanno avuto una vita facile, ma sono rimasti attaccati a Gesù.

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Chi sono, allora, questi santi? Sono lo stesso popolo delle folle che nel Vangelo salgono sul monte dietro a Gesù. Lui parlava a loro, e oggi parla a noi.

E che cosa dice? Le Beatitudini. Non sono un elenco di regole da eseguire. Sono prima di tutto il ritratto di Gesù: è lui il povero, il mite, il misericordioso, il perseguitato. Seguirlo significa assomigliargli, un passo alla volta.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Il povero in spirito è come il telefono con la batteria all’uno per cento: da solo non può più niente e cerca subito una presa. Sa di non bastare a se stesso e si attacca a Dio.

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Pensate a chi aspetta in corridoio davanti alla sala operatoria, o a chi ha appena perso una persona cara e trova la casa troppo silenziosa. Gesù non dice a chi piange: «Smettila, sii allegro». Dice che sarà consolato, e a consolarlo sarà Dio stesso, che asciuga ogni lacrima.

«Beati i miti, perché avranno in eredità la terra». Il mite non è un debole. È l’automobilista che, nel traffico, lascia passare chi si butta avanti con prepotenza e rinuncia a suonare il clacson. Sembra che perda, ma ha spento la rabbia prima che si allargasse.

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Pensate all’obiettivo di una macchina fotografica: se è sporco, la foto viene sfocata; se è pulito, tutto è nitido. Puro di cuore è chi toglie dallo sguardo la polvere della malizia e dell’interesse, e così riesce a scorgere Dio nelle cose piccole di ogni giorno.

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Chi legge un messaggio velenoso in una chat di gruppo e decide di non rispondere con la stessa moneta sta facendo pace. La pace vera l’ha fatta Gesù sulla croce, e noi la seminiamo con lui, anche nei gesti più piccoli.

E poi: «Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli». Oggi essere coerenti costa: uno sguardo ironico, un guadagno perso perché non hai voluto truccare un conto. È la nostra piccola tribolazione, e Gesù ci assicura che non va sprecata.

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I santi non sono lontani. Sono come una grande famiglia già arrivata a casa, che da lassù ci incoraggia e prega per noi. E noi non siamo spettatori: il nostro posto in quella folla è pronto dal giorno del Battesimo.

«Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». La santità non chiede imprese eccezionali, ma scelte di ogni giorno fatte con amore. E comincia oggi, nelle decisioni silenziose che solo Dio vede. Amen.

Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.

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