Nella solennità di Tutti i Santi, don Luciano Labanca rilegge le Beatitudini come la via verso la vera bellezza della vita, quella che nasce dall’amore.
C’è una bellezza che il mondo ammira e una bellezza che soltanto il cuore può riconoscere.
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La prima si misura spesso attraverso il successo, il potere, la ricchezza, il prestigio e la gloria umana.
È una bellezza che cerca di apparire, di affermarsi, di conquistare lo sguardo degli altri.
La seconda, invece, ha radici più profonde: nasce dall’amore, cresce nella gratuità e raggiunge la sua pienezza nella santità.
Nella solennità di Tutti i Santi, il Vangelo delle Beatitudini ci invita proprio a contemplare questa bellezza, proponendoci una scala di valori decisamente diversa da quella alla quale siamo abituati.
Gesù proclama beati i poveri in spirito, i miti, coloro che piangono, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati per causa della giustizia.
Sono atteggiamenti che, secondo i criteri mondani, possono apparire segni di debolezza, condizioni poco desiderabili, persino atteggiamenti da perdenti.
In una cultura che esalta la forza, l’autosufficienza, la competizione e il successo personale, chi sceglie la mitezza, la povertà, la misericordia e la giustizia sembra spesso muoversi in direzione contraria.
Qui Gesù ci consegna il segreto della vera felicità.
Le Beatitudini non sono un elenco di rinunce né un invito a subire passivamente la vita, ma piuttosto il ritratto di un’esistenza nella quale l’amore ha finalmente preso il sopravvento: un cuore libero dal possesso, capace di compassione, affamato di bene, disposto a costruire la pace e a non rispondere al male con altro male.
Sono la logica stessa del Vangelo, la forma concreta di una vita che si lascia abitare da Dio.
I santi sono i testimoni di questa bellezza.
Naturalmente non solo quelli canonizzati e ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, ma tutti coloro che hanno raggiunto la pienezza della vita eterna, anche gli sconosciuti, quelli che Papa Francesco chiamava “i santi della porta accanto”.
La loro esistenza ci ricorda che la santità è il miracolo della grazia che opera in creature fragili, con le loro ferite, i loro limiti e le loro contraddizioni, non il privilegio di persone eccezionali, impeccabili o esenti dalla fragilità umana.
I santi sono uomini e donne che hanno lasciato spazio a Dio, permettendo alla sua misericordia di trasformare la loro vita e di renderla feconda nell’amore.
In ciascuno di loro risplende qualcosa della bellezza di Cristo.
I santi appartengono a ogni popolo e nazione, a ogni lingua e cultura, a ogni condizione sociale e stato di vita.
Sono diversi per temperamento, sensibilità, vocazione e storia personale.
Eppure sono tutti accomunati da un’unica realtà: un amore senza misura, che ha dato forma alla loro esistenza.
È questo amore a rendere così straordinariamente variegato e multicolore il giardino del Paradiso.
Nessuno è la copia di un altro, perché la santità non cancella la bellezza originale di ciascuno: la porta alla sua pienezza.
La festa di Tutti i Santi ci ricorda che anche noi siamo chiamati a questa stessa bellezza.
La santità non è una meta riservata a pochi, ma la vocazione di ogni battezzato, la possibilità concreta di lasciare che l’amore di Dio trasformi i nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre relazioni e il nostro modo di abitare il mondo.
Siamo chiamati a diventare, ciascuno secondo la propria vocazione, un riflesso della bellezza di Cristo, spargendo attorno a noi il suo profumo: attraverso gesti di bontà, parole che incoraggiano, perdono offerto, giustizia cercata, pace costruita e amore donato senza calcoli nell’eroicità del quotidiano.
Alla fine, la domanda che le Beatitudini consegnano alla nostra coscienza è semplice e decisiva: in che cosa stiamo investendo la nostra vita?
Quale bellezza stiamo cercando?
Ci lasciamo sedurre da ciò che il mondo ci propone, promettendo felicità attraverso il possesso, il successo e il riconoscimento degli altri, oppure scegliamo di investire nell’unica ricchezza che non passa, l’amore di Dio?
La vera bellezza, infatti, non consiste nell’avere di più, nell’apparire di più o nell’essere ammirati di più, ma soltanto nell’amare di più!
E questa è la bellezza che non appassisce, quella che già sulla terra anticipa la gioia del cielo. (Bernanos G., Diario di un curato di campagna, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1946).
Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
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