È il tempo di cinquanta giorni che va dalla Veglia Pasquale alla domenica di Pentecoste (= cinquantesimo giorno). Tanto è fondamentale la risurrezione di Gesù per la nostra vita che fin dai primi secoli i cristiani celebrano questo tempo come una sola grande domenica, un’unica festa di Pasqua.
Non a caso Gesù è morto e risorto durante i giorni della Pasqua ebraica (memoriale della liberazione dalla schiavitù in Egitto) e ha inviato il suo Spirito nello stesso giorno della Pentecoste ebraica (memoriale del dono della Legge al Sinai).
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I cristiani ben presto hanno compreso il messaggio e hanno fatto della Pasqua la festa del nostro Battesimo (= inizio della vita nuova in Cristo) e della Pentecoste la festa della Chiesa (= inizio del popolo della nuova ed eterna Alleanza sigillata dal sangue di Cristo e governata dalla Legge dell’amore). Pasqua e Pentecoste sono come due facce di un’unica medaglia. Infatti, non si è battezzati semplicemente per avere una religione ad uso individuale, ma per fare comunione, per formare come un unico corpo in Cristo, cioè la Chiesa.
Per questo durante il tempo pasquale i nuovi battezzati sono chiamati a partecipare ad alcune celebrazioni speciali con tutta la comunità cristiana per ricordare che il vero discepolo di Gesù si qualifica non solo perché prega, ma perché è capace di fare comunione. Tutti i cristiani sono chiamati in questo tempo a vivere più intensamente la vita della comunità cristiana per manifestare la presenza del Risorto che raduna i suoi. Presenza di cui il grande cero presso l’ambone o l’altare è il segno rituale.
A cura di don Silvano Sirboni, parroco e liturgista
