Commento al Vangelo del 4 giugno 2017 – p. Silvano Fausti

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Messaggio nel contesto

ยซCome il Padre ha mandato me, anch’io invio voiยป. Il Figlio, compiuta la sua missione, รจ presente nei fratelli con il dono del suo Spirito, perchรฉ continuino la sua opera: testimoniare l’amore del Padre suo, che รจ anche nostro.

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Dopo il racconto del sepolcro vuoto e dell’incontro con Maria, c’รจ la visita di Gesรน ai suoi discepoli. Nell’ultima cena aveva detto che non li avrebbe lasciati orยญfani: sarebbe tornato (14,18) per donare loro la sua pace (14,27) e la sua gioia (16,20.22) e renderli suoi testimoni in forza dello Spirito (15,26s). Ora mantiene la parola. L’episodio, simile a Lc 24,36-49 (cf. anche Mt 28,16-20), culmina nel dono dello Spirito che Gesรน aveva promesso (14,15-29; 15,26-27; 16,7-15). In questo modo la Pentecoste (cf. 7,37-39), giร  anticipata sulla croce (19,30.34), avviene la sera stessa di Pasqua. Il Vangelo di Giovanni รจ tutto un intreccio di anticipi e compiยญmenti della stessa realtร . Come nel tessuto della nostra esistenza, ciรฒ che oggi รจ daยญto รจ presagio e seme di ciรฒ che domani fiorisce e matura.

รˆ un testo densissimo, che fa da raccordo tra l’ora del Figlio e quella dei fraยญtelli, tra il tempo di Gesรน e quello della Chiesa. Protagonista รจ sempre lo Spirito. All’inizio si posรฒ e dimorรฒ sull’agnello di Dio che toglie il peccato (1,12.13.16.29.32ยญ33). Adesso รจ alitato anche su di noi, perchรฉ continuiamo la sua opera di riconciliaยญzione. L’epoca dello Spirito, inaugurata nella carne di Gesรน, prosegue in noi: la gloยญria del Figlio รจ trasmessa alla comunitร  dei fratelli.

Alla presenza del Risorto il sepolcro delle nostre paure si apre alla pace e alla gioia. La Parola, diventata carne in Gesรน e tornata Parola nel Vangelo, ora anima anche la nostra carne. La sua parola infatti รจ Spirito e vita (6,63).

I discepoli, pur sapendo che il sepolcro รจ vuoto ed avendo ricevuto l’annuncio della Maddalena, non hanno ancora incontrato il Risorto. รˆ necessario, ma non sufยญficiente, che qualcuno l’abbia visto e annunciato. Bisogna giungere all’incontro con lui. Il c. 20 rappresenta, in modo graduale, il cammino di Pasqua. รˆ innanzi tutto un cercare Gesรน nel sepolcro e trovarlo vuoto (v. 1), un contemplare i segni del suo corยญpo assente, vederne il significato e credere in lui e nelle sue parole (vv. 2-10); poi รจ un incontrarlo, abbracciarlo ed essere inviati ad annunciarlo (vv. 11-18). Ora c’รจ il suo ritorno definitivo con il dono dello Spirito, che ci fa creature nuove, capaci di amare come lui ha amato (vv. 19-23). Da ยซcomeยป avviene l’incontro, si passa a veยญdere ยซcosaยป avviene nell’incontro.

Senza questo dono restiamo ancora nel chiuso delle nostre paure. Il Pastore bello entra nel nostro sepolcro, ci mostra nelle mani e nel fianco i segni del suo amoยญre e ci tira fuori dalla prigione. Il Crocifisso non รจ un fallito, sconfitto dal male: vinยญcitore della morte, รจ realmente in mezzo a noi nella sua gloria. Ci mostra quelle feยญrite da cui sgorga la nostra salvezza. Sono le stesse che ci testimonia il Vangelo, perยญchรฉ anche noi le contempliamo e tocchiamo. In esse vediamo il Signore, da esse fluiยญsce quella pace che trabocca in gioia. E questa gioia รจ la nostra risurrezione. Infatti la gioia del Signore รจ la nostra forza (cf. Ne 8,10) per una vita nuova: ci fa uscire dalยญla tomba, ci comunica il ยซprofumoยป del Risorto e ci fa vivere del suo amore per noi.

In queste ferite scopriamo quanto Dio ha amato il mondo (3,16). In esse troยญviamo la nostra dimora e la nostra identitร  di figli: รจ l’amore del Padre che il Figlio ci ha donato. Ma l’amore รจ sempre ยซmissioneยป; infatti รจ relazione, che manda la perยญsona fuori di sรฉ, verso l’altro. L’amore del Padre e del Figlio ci spinge verso i fratelยญli (cf. 2Cor 5,14), perchรฉ anch’essi lo scoprano e lo accolgano. Allora Dio sarร  tutto in tutti (cf. 1Cor 15,28), come tutto e tutti da sempre sono in Dio.

Perchรฉ possiamo compiere ‘l.uesta missione, Gesรน ci dona il suo soffio vitale: la vita di Dio diventa anche nostra. E lo Spirito nuovo, che ci toglie il cuore di pietra e ci dร  un cuore di carne, capace di vivere secondo la parola di Dio e di ยซabitareยป la terra (cf. Ez 36,24ss). Questo Spirito fa rivivere le ossa aride (Ez 37,9ss) e ci fa coยญnoscere il Signore: ยซRiconoscerete che io sono il Signore, quando aprirรฒ le vostre tombe e vi risusciterรฒ dai vostri sepolcriยป (Ez 37,13). รˆ quel soffio che Dio alitรฒ nel vecchio Adamo (Gen 2,7) e che il nuovo Adamo ci consegnรฒ dalla croce, facendo scaturire dal suo fianco sangue e acqua (19,30.34).

รˆ lo Spirito del Figlio, che ci rende capaci di vivere da fratelli, vincendo il maยญle con il bene (cf. Rm 12,21). Per questo la missione dei discepoli consiste nel perยญdonare i peccati. Il perdono verso i fratelli realizza sulla terra l’amore del Padre. In questo modo la Chiesa, sacramento di salvezza per tutti, continua la missione delยญl’agnello di Dio che leva i peccati del mondo (1,29).

In questi racconti di risurrezione Gesรน crea la sua comunitร , primizia della creazione nuova. Il testo contiene allusioni eucaristiche, che saranno ampliate nel seguito del presente capitolo e nel successivo. Il luogo รจ il cenacolo, dove Gesรน anยญticipรฒ il dono di sรฉ; il tempo รจ la sera, quando la comunitร  si riunisce per far memoยญria del suo Signore; il Vivente sta al centro, mostrando le ferite della sua passione; la pace e la gioia che ne scaturiscono sono il frutto dello Spirito, che abilita i discepoli alla loro missione di riconciliazione. Il corpo di Gesรน, crocifisso e risorto, forma il corpo della Chiesa: รจ sorgente aperta in Gerusalemme, che lava peccati e impuritร  (Zc 13,1).

Il testo si articola in due parti. Nei vv.19-20, con il riconoscimento di Gesรน, iniยญzia il tempo della gioia messianica, compimento della Pasqua. Nei vv. 21-23, con il dono dello Spirito, inizia la creazione riconciliata, compimento della Pentecoste.

Gesรน, risorto e tornato al Padre, รจ presente nei fratelli come fonte di pace e di gioia. Con il dono del suo Spirito, li invia a continuare nel mondo la sua opera di riยญconciliazione.

La Chiesa esce dal sepolcro contemplando, attraverso le ferite, l’amore del suo Sposo: nasce dal sangue e dall’acqua, dal dono della vita di Gesรน e del suo Spirito, che la invia per testimoniare al mondo l’amore del Padre nel perdono dei fratelli. La sua ยซnascitaยป indica la sua ยซnaturaยป permanente.

Lettura del testo

19: Essendo dunque la sera. Per gli ebrei la sera รจ l’inizio del giorno nuovo.

Qui invece รจ il compimento del giorno ยซunoยป, ยซquel giornoยป che รจ l’ยซoggiยป di Dio, sempre presente nella Parola. Infatti chi la ascolta, si trova davanti a lui che parla. Affrettiamoci dunque a entrare in questo oggi (Eb 4,11).

La sera, inizio della notte, richiama la Pasqua, quando la nube illuminรฒ la teยญnebra (Es 14,20). Se il brano precedente, all’alba, presenta l’incontro con Gesรน coยญme inizio della nuova creazione, questo, di sera, lo presenta come la nuova Pasqua, che libera l’uomo dal male (v. 23). Richiama la sera e la tenebra che cadde sopra i discepoli nella tempesta, dopo che Gesรน ebbe donato il suo pane (cf. 6,16-21). Adesso la luce torna a visitare la notte dei discepoli e tutte le notti dell’uomo. รˆ l’oยญra, dopo il tramonto del sole, in cui i primi cristiani si riuniscono per celebrare la meยญmoria della passione del Signore.

(di) quel giorno. Questa notte appartiene a ยซquel giornoยป nel quale ยซnon ci saยญrร  nรฉ giorno nรฉ notte; verso sera risplenderร  la luceยป (Zc 14,7). La notte ormai รจ diยญventata giorno.

(il giorno) uno dei sabati (cf. v. 1). Siamo sempre al ยซgiorno unoยป della creaยญzione (cf. Gen 1,5). ยซQuel giornoยป รจ un unico giorno che non conosce tramonto, apยญpunto perchรฉ la luce brilla verso sera: รจ l’ottavo giorno senza fine, il giorno del Signore. Ormai viviamo sempre in quel giorno. Ma c’รจ buio fino a quando non apriamo gli occhi alla luce del mondo, che viene per stare in mezzo a noi.

essendo sprangate le porte. La scena non รจ piรน fuori, nel giardino, dove sta la Maddalena. Siamo invece dentro, nel cenacolo, dove Gesรน anticipรฒ il dono di sรฉ e donerร  il suo Spirito e la sua missione. I discepoli ne hanno fatto una tomba. Il seยญpolcro di Gesรน รจ aperto e vuoto; la loro casa sprangata e piena di morte, come il loro cuore. Le pecore sono rinchiuse, in attesa del Pastore bello che le conduca ai paยญscoli della vita. Sono in questa situazione perchรฉ non hanno dato credito all’annunยญcio della Maddalena (v. 18; cf. Lc 24,9-11).

dove erano i discepoli. Non si dice che i discepoli stanno ยซinsiemeยป (cf. At 1,14). Non sono in comunione. Sono tutti orfani e soli, a porte chiuse. Dopo il Venerdรฌ e il Sabato santo, morto e sepolto Gesรน, anch’essi sono morti e sepolti, in preda alla sfiducia e alla disperazione. Fin che c’รจ speranza, c’รจ vita; dove non c’รจ speranza, regna la morte.

Giovanni non parla di apostoli, ma di discepoli, termine piรน ampio che abยญbraccia tutti i credenti in Gesรน, di ogni tempo. Dice ยซiยป e non ยซalcuniยป discepoli, per indicare che essi si trovano e si troveranno sempre tutti in questa situazione: รจ illuoยญgo in cui incontrano il Signore.

per la paura dei giudei (cf. 7,13; 19,38). La paura divide le persone; ognuno, chiuso in se stesso, รจ in difesa e attacco contro gli altri. Essa impedisce ai discepoli di stare insieme tra loro e di aprirsi agli altri. Paura e fiducia, come tristezza e gioia, muovono ogni azione, rispettivamente chiudendo nella morte o aprendo alla vita.

venne Gesรน. In questa situazione, per molti aspetti opposta a quella di Maria, viene Gesรน. Egli non si vergogna dei suoi fratelli (cf. Eb 2,11), anche se l’hanno abยญbandonato, rinnegato e tradito. Li ha scelti e si รจ legato a loro non perchรฉ siano braยญvi e forti, ma perchรฉ sono piccoli e deboli (cf. Dt 7,7), bisognosi di lui.

Dalla Maddalena che lo cerca, Gesรน si fa trovare. Dai discepoli invece viene di sua iniziativa, non cercato, anche se amato. Mentre il popolo รจ chiuso, ognuno nella sua stanza, il Signore esce dalla sua dimora e viene a visitarlo (Is 26,20s). Nessuna chiusura ferma il Risorto: la luce entra nelle tenebre dei discepoli. Il Signore non li salยญva dalla morte – non ha salvato neanche se stesso -, ma nella morte in cui si trovano.

Il tempo che va dalla sepoltura a questo incontro รจ il breve tempo in cui non lo vediamo (16,16). Ora lo vediamo di nuovo, perchรฉ lui vive e noi vivremo (14,19). Infatti non ci ha abbandonati: il suo andare al Padre nella carne รจ il suo tornare a noi con il dono dello Spirito.

stette (in piedi) nel mezzo. Gesรน non entra dalla porta, sprangata. Non รจ un ostacolo per lui, come non lo รจ stato il muro della morte nรฉ la pietra del sepolcro. รˆ lui stesso la porta della vita (cf. 10,7-10). Sta ritto in piedi, vittorioso sulla morte (cf. v. 14). รˆ nel mezzo, al centro dei discepoli e nel cuore di ciascuno: รจ luce che dissolยญve le tenebre, amore che scaccia ogni paura (1Gv 4,18). Dove prima regnava la morยญte, ora c’รจ il Vivente. Colui che ci ama fino all’estremo, mostra la sua gloria. Dio รจ in mezzo al suo popolo. Il Signore vuole stare sempre con noi, addirittura in noi (cf. 15,4-11; 17,17-26). Per questo รจ entrato lร  dove noi eravamo: nella morte e nel seยญpolcro.

รˆ quanto avviene ancora oggi, quando la comunitร  si trova riunita non piรน nel proprio nome, lamentando i propri guai, ma nel suo nome, celebrando il suo amore. Giovanni qui non racconta tanto un’apparizione di Gesรน, che si rende visibile e poi torna invisibile. Narra piuttosto l’inizio di una nuova presenza: mentre prima era con noi, ora stabilisce la sua dimora in noi (cf. v. 17).

dice loro: Pace a voi. ยซPaceยป (ebraico shalom) non รจ semplicemente il saluto abituale degli ebrei. Indica la pienezza di ogni benedizione messianica. รˆ il dono di Gesรน che dice: ยซVi lascio la pace, vi do la mia paceยป (14,27), quella pace che il mondo non conosce. รˆ la pace dell’amore che vince l’odio: ยซAbbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo; ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondoยป (16,33).

20: mostrรฒ le mani e il fianco. Le mani forate e il fianco trafitto sono l’idenยญtitร  del Risorto: รจ il Crocifisso, il Verbo diventato carne, che ha esposto, disposto e deposto la sua vita e l’ha ripresa di nuovo (10,11-18), dopo aver affrontato il regno della morte. Le sue ferite sono la sorgente di questa pace: riportano all’unitร  i figli di Dio dispersi (cf. 11,52). Sono le piaghe che ci guariscono (Is 53,5), ostensione del suo amore estremo.

Le mani sono segno di potere: con esse l’uomo fa e disfa tutto. Nelle sue mani sta ogni potere che il Padre ha dato al Figlio (cf. 3,35; 13,3). Esse, che hanno lavato e asciugato piedi, sono inchiodate all’amore e al servizio di ogni perduto. Sono quelยญle mani dalle quali nessuno puรฒ rapirci (10,28). Sono infatti le stesse del Padre (10,29): ยซlo e il Padre siamo unoยป (10,30).

Il suo fianco squarciato รจ carne da cui nasciamo, ferita da cui siamo generaยญti. In coloro che guardano a colui che hanno trafitto, si riversa uno Spirito di graยญzia e di consolazione (Zc 12,10). Dalla fessura della roccia che ci salva sgorga la sorgente zampillante (cf. 4,14), aperta in Gerusalemme per lavare peccato e imยญpuritร  (Zc 13,1; cf. 14,8). Da lรฌ viene il fiume d’acqua viva, che sgorga dal fianco del tempio. รˆ un fiume immenso che feconda la terra e risana le acque amare, faยญcendo rivivere quanto รจ morto. Sulle sue rive cresce ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiscono e i cui frutti maturano ogni mese; e i frutti sono viยญta e le foglie medicina per l’uomo (Ez 47,1-12). ยซChi ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo senoยป (7,37s).

ยซQuel giornoยป, verso sera, la tenebra diventa luce (cf. Zc 14,7), come il giorno ยซunoยป della creazione (cf. Gen 1,3-5). I discepoli, contemplando le mani e il fianco, memoria perenne dell’amore di Dio, vedono la luce del mondo: ricevono pace e gioia imperitura. Allora ยซil Signore sarร  re di tutta la terra e ci sarร  il Signore solยญtanto, e soltanto il suo nomeยป (Zc 14,9).

Qui Gesรน, attraverso le sue ferite, รจ presentato come l’agnello pasquale, che toglie il peccato del mondo (1,29): il suo sangue ci libera dalla morte e il suo corpo รจ nutrimento per l’esodo (Es 12,8-13).

Quel giorno รจ ormai l’oggi in cui viviamo pure noi: celebrando l’eucaristia, facยญciamo memoria dell’amore del Signore, riceviamo il suo Spirito e siamo inviati nel mondo a portare riconciliazione. La comunitร  mangia e beve, mastica e assimila il cibo e la bevanda di vita, che fa dimorare lui in noi come noi in lui (6,53-58). Il tema del memoriale eucaristico, qui solo accennato con le ferite del Crocifisso, sarร  sviยญluppato nella scena seguente e in 21,12ss.

allora gioirono i discepoli. La gioia del Signore รจ la nostra forza (Ne 8,10): scaccia paura e morte. La gioia รจ propria di chi dimora nell’amore: uniti a lui, come il tralcio alla vite, la sua gioia รจ in noi e la nostra gioia รจ piena (15,10.11; 17,13).

Dopo un breve tempo la tristezza dei discepoli รจ mutata in danza: รจ nato l’uoยญmo nuovo (16,20s), il Signore che viene a noi (16,22). Questa gioia nessuno ce la puรฒ rapire (16,23). Viene infatti da un amore che ha resistito allo Sheol: รจ un fuoco che le grandi acque non possono estinguere (cf. Ct 8,6s).

In quel giorno i discepoli non gli domanderanno piรน nulla (16,23); da lui infatยญti ricevono tutto: pace e gioia, Spirito e capacitร  di perdono.

avendo visto il Signore. Ora anche i discepoli, contemplando le ferite della sua passione per noi, hanno visto e riconosciuto il Signore: le sue ferite d’amore lo riveยญlano Io-Sono. Questo sarร  il modo nel quale si renderร  visibile anche a noi nella feยญde, mentre facciamo memoria di lui nella celebrazione eucaristica.

I discepoli, raccontando a Tommaso la loro esperienza, diranno: ยซAbbiamo viยญsto il Signore!ยป (v. 25; cf. v. 18). Eppure l’evangelista, piรน che sul vedere, insiste sul gioire. Infatti ยซavendo vistoยป รจ un gerundio passato subordinato all’indicativo ยซgioiยญronoยป, che pone direttamente la gioia come segno dell’incontro con il Risorto. Nel racconto i verbi all’indicativo che descrivono l’azione di Gesรน sono: ยซvenne/stette e dice, mostrรฒ e disse, insufflรฒ e diceยป. La Parola stessa dice ciรฒ che dร . Anche qui, coยญme sempre, l’autore scrive ciรฒ che accade al lettore.

21: disse loro [Gesรน} di nuovo. C’รจ una successiva comunicazione del Risorto. Nella prima viene, sta nel mezzo e mostra la sua identitร  nei segni delle piaยญghe, dove vediamo il Signore e gioiamo. Da questa contemplazione e comunione d’amore, propria dell’eucaristia, viene il dono dello Spirito e scaturisce la missione.

pace a voi. Il Risorto si presenta come datore di pace (vv. 19.21.26). La gioia e la pace, pace gioiosa e gioia pacificante, sono i modi propri della presenza del Signore, che ci assimila a lui.

come il Padre ha mandato me, anch’io invio voi. Dopo aver gioito alla vista del Signore, i discepoli lo ascoltano. Se l’occhio vede e il cuore gioisce, l’orecchio ascolยญta: la contemplazione si fa amore e obbedienza.

La missione dei fratelli รจ la stessa del Figlio, che ha lavato i piedi e ha detto: ยซVi diedi un esempio, affinchรฉ come io feci a voi, anche voi facciateยป (13,15) e: ยซVi do un comandamento nuovo: [ … ] come io amai voi, anche voi amatevi gli uni gli alยญtriยป (13,34). I discepoli sono inviati, come lui, a testimoniare l’amore del Padre (cf. 3,16; 17,6.26): ยซ(Padre,) come tu mi mandasti nel mondo, anch’io li mandai nel mondoยป (17,18). Per questo li ha scelti (cf. 15,16). L’invio rende gli inviati uguali a chi invia: ยซChi accoglie colui che io manderรฒ, accoglie meยป (13,20).

Colui che รจ mandato, รจ chiamato a fare come lui: amare e lavare i piedi (cf. 13,13-17), compiendo le sue stesse opere (14,2). Associato al suo destino, รจ come il chicco di grano che cade sotto terra e porta molto frutto (12,24; cf. 15,5).

La missione verso i fratelli esprime la natura del figlio: รจ amando il fratello che si diventa figli. Se il Figlio รจ necessariamente inviato dall’amore del Padre verso i fratelli, chi a sua volta va verso i fratelli conosce l’amore del Padre e diventa figlio. La relazione che c’รจ tra Gesรน e il Padre (ยซcome il Padre ha mandato meยป), รจ la stesยญsa che c’รจ tra lui e noi (ยซanch’io invio voiยป). รˆ come dire: ยซVoi siete me, se fate ciรฒ che io ho fatto a voi: come avete ricevuto pace e gioia, date pace e gioia, perdonanยญdo anche voiยป. I suoi discepoli non sono superuomini. Sono come noi, pavidi e infiยญdi, segnati da fragilitร  e peccato. Ma proprio in questa nostra situazione lui ci viene incontro e ci salva. Per questo Paolo si gloria della sua debolezza, in cui ormai diยญmora la potenza del Risorto (cf. 2Cor 12,1-10).

22: detto questo, insufflรฒ. ยซInsufflareยป, parola unica nel NT, ricorre due volte nell’AT: Dio, soffiandogli dentro il suo alito vitale, crea l’uomo (Gen 2,7; Sap 15,11) e fa risorgere le sue ossa aride (cf. Ez 37,9). รˆ lo Spirito della nuova ed eterna alยญleanza, stipulata nel perdono (Ger 31,33s), che ci dร  un cuore nuovo, capace di viยญvere secondo la Parola (cf. Ez 36,25ss).

accogliete (= prendete) Spirito Santo. Gesรน parla di ยซSpirito Santoยป, senza artiยญcolo (vedi anche 1,33), non perchรฉ sia una realtร  vaga e indeterminata. Lo Spirito Santo รจ il suo amore: ce lo dona in pienezza, non a misura (cf. 3,34). Ma noi ne abยญbiamo quanto ne accogliamo; e possiamo accoglierne sempre di piรน, senza determiยญnare limiti a ciรฒ che รจ infinito.

Gesรน ci chiede di accoglierlo. La forma imperativa ยซaccoglieteยป รจ una supplica pressante del Figlio alla nostra libertร , perchรฉ accogliamo il dono che ci fa essere ciรฒ che siamo: fratelli suoi e figli del Padre suo e Padre nostro, Dio suo e Dio nostro. รˆ quello Spirito che il mondo non puรฒ accogliere, perchรฉ non lo conosce. I discepoli invece lo conoscono perchรฉ ha dimorato presso di loro in Gesรน e ora desidera diยญmorare in loro (cf. 14,17).

Sulla croce giร  ci ha consegnato lo Spirito (19,30.34). Ma non basta: ogni dono รจ tale solo quando qualcuno lo accoglie. Ora i discepoli, contemplando le sue ferite, si arrendono al suo amore e lo ยซaccolgonoยป. Nel dono dello Spirito si realizzano le promesse di Gesรน nell’ultima cena (cf. 14,15-26; 15,26s; 16,7-15). La sua gloria รจ traยญsmessa ai discepoli, che diventano una cosa sola tra di loro (cf. 17,22), per testimoยญniare al mondo l’amore del Padre. Si realizza cosรฌ per grazia l’antico sogno dell’uoยญmo che fallรฌ per inganno: diventare come Dio (cf. Gen 3,5).

La sera di Pasqua accogliamo la sorgente di acqua viva promessa nel grande giorno della festa di Pentecoste (cf. 7,37-39): accogliamo lo Spirito del Figlio e diยญventiamo figli di Dio (1,12-13), perchรฉ capaci di perdonare i fratelli.

Dopo che Gesรน ha ricevuto il ยซsuoยป battesimo sulla croce, anche noi siamo battezzati in Spirito Santo (cf. 1,33). Immersi nel suo amore, possiamo amare come lui ci ha amati. Il fine dell’opera del Figlio รจ che noi partecipiamo sempre piรน al suo amore per il Padre e per i fratelli.

Per Giovanni la Pentecoste, iniziata sulla croce, esplode nel giorno di Pasqua, quando i discepoli ricevono il suo Spirito. Da allora comincia l’epoca delยญlo Spirito; in essa vive chiunque contempla la Gloria, aperta a tutti nelle ferite del Trafitto.

23: a chi rimettete i peccati (cf. Mt 18,18). Lo Spirito del Signore รจ perdono.

Infatti se l’amore รจ dono, il per-do:r:lO รจ un super-amore. La comunitร  dei discepoli riceve il potere esclusivo di Dio: perdonare i peccati (cf. Mc 2,7p). Le รจ donata la possibilitร  di separare, slegare e assolvere il peccatore dal suo peccato, liberando il presente da ogni ipoteca del passato.

Perdonare i peccati รจ miracolo piรน grande che risuscitare i morti. Chi perdoยญna fa vivere l’altro, perchรฉ lo riconosce fratello; cosรฌ nasce lui stesso come figlio uguale al Padre, perchรฉ ama come lui (cf. Mt 5,44-48; Lc 6,35-38). Lo Spirito, aยญmore che tutto crea e ricrea, รจ principio di creazione e di redenzione: il perdono fa nuove tutte le cose.

gli sono rimessi. รˆ un passivo divino. Dio rimette ciรฒ che noi rimettiamo: affiยญda a noi il suo servizio di perdono. La nostra missione รจ fare in terra ciรฒ che lui fa in cielo: donare e perdonare. Ciรฒ che il Padre fa di sua natura, รจ il compito di noi, suoi figli, per diventare ciรฒ che siamo.

Il perdono dei peccati, insieme alla morte/risurrezione di Gesรน e alla converยญsione, fa parte del primo annuncio cristiano (cf. Lc 24,47) ed รจ strettamente connesยญso con la risurrezione: ยซSe Cristo non รจ risorto, รจ vana la vostra fede e voi siete anยญcora nei vostri peccatiยป, dice Paolo a quelli di Corinto (lCor 15,17). In veritร  noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita se amiamo i fratelli (cf. 1Gv 3,14): l’amore svela la sua essenza di gratuitร  e assolutezza proprio nel perdono.

a chi li ritenete, sono ritenuti. Queste parole, complementari alle precedenti, possono essere intese in vari modi. A noi รจ dato il potere divino di perdonare; tutยญtavia, mentre Dio sempre e solo perdona, noi invece – l’esperienza lo dimostra ยญpossiamo anche non perdonare. Gesรน ci ammonisce circa l’importanza del nostro perdono, perchรฉ ciรฒ che non perdoniamo non รจ perdonato. Ma, se non perdoniamo, siamo ancora nel nostro peccato: non viviamo il perdono di Dio (Mt 6,14s; Mc Il,25). L’amore del Padre vive in noi se amiamo i fratelli.

Si puรฒ intendere anche che la comunitร  ha il potere di dichiarare quando il peccato รจ tolto o meno, a seconda che il peccatore abbia accolto o meno il perdono (cf. 3,18s.36b). Anche Gesรน dichiara ai farisei che il loro peccato rimane, perchรฉ, non riconoscendolo, non accettano il perdono (9,41). รˆ un grande atto di miseriยญcordia denunciare il male, perchรฉ uno desideri uscirne. Infatti lo Spirito convince il mondo di peccato (16,8): la denuncia/conoscenza del peccato รจ fondamentale per la salvezza.

In Giovanni si vedono i vari atteggiamenti di Gesรน nei confronti dei peccatoยญri, che tutti ama e vuoI liberare. Al paralitico dice: ยซNon peccare piรน, perchรฉ non ti accada di peggioยป (5,14). Infatti non รจ cosรฌ dalla nascita: la sua condizione di paraliยญsi รจ collegata alla sua connivenza con il male (cf. 5,6s). Solo chi ascolta la Parola del Figlio ha vita eterna e non va incontro al giudizio: รจ passato dalla morte alla vita (5,24). Al cieco dalla nascita invece, che non รจ tale per colpa sua, il Signore si rivela aprendogli gli occhi con il suo fango (cf. 9,1ss). Ai farisei, come giร  detto, che non ammettono la loro cecitร , Gesรน dichiara che il loro peccato rimane (9,41), perchรฉ non accettano il dono della luce.

Inoltre la coppia di verbi opposti ยซrimettere/ritenereยป indica la totalitร  del poยญtere, come legare/sciogliere (Mt 16,19), entrare/uscire (10,9b). Gesรน ci conferisce la pienezza del potere di perdono. Nella misura in cui non lo usiamo, abusiamo di Dio, amore infinito, e impediamo la sua glorificazione nel mondo.

Questo potere รจ concesso ai ยซdiscepoliยป (cf. v.19), a ogni discepolo, non ad alยญcuni in particolare. Paolo intende la sua missione come ยซministero della riconciliaยญzioneยป: si dichiara ยซservoยป e ยซambasciatoreยป di colui che fu fatto ยซpeccato in nostro favoreยป, perchรฉ noi ottenessimo in lui ยซla giustizia di Dioยป (2Cor 5,18-21).

Il perdono, ricevuto e accordato (cf. Mt 18,21-35), costituisce il mondo nuovo, la comunitร  dei fratelli che vivono la pace e la gioia di Gesรน. Chi perdona, diventa figlio, uguale al Padre; chi รจ perdonato, se accoglie il perdono, diventa a sua volta fiยญglio, capace di perdonare e dire in Spirito e veritร : ยซPadre nostroยป (Mt 6,14s). L’amore e il perdono del Padre sono sempre mediati dal Figlio e da chiunque si riยญconosce suo fratello.

Il testo parla del perdono, senza specificare come lo si esercita. I modi di celeยญbrarlo possono essere diversi: il battesimo, il sacramento della riconciliazione, il perยญdono fraterno. In veritร  il pane quotidiano, che rende possibile la vita tra gli uomiยญni, รจ il perdono ricevuto e dato non sette volte al giorno (cf. Lc 17,4), ma settanta volte sette (cf. Mt 18,22).

Il cristianesimo non รจ legge: รจ la buona notizia del perdono del Padre e delยญla libertร  dei figli. ยซรˆ stato Dio infatti a riconciliare a sรฉ il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliaยญzioneยป (2Cor 5,19). Da qui l’appello rivolto a tutti: ยซLasciatevi riconciliareยป (2Cor 5,20b): ยซEcco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezzaยป (2Cor 6,2).

Quando l’uomo accetta l’amore del Figlio, รจ riconciliato con Dio, con sรฉ e con gli altri. รˆ rinsaldata la frattura originaria, che ci divise da lui, da noi e tra di noi. Allora ยซil lupo dimorerร  con l’agnelloยป (Is 11,6) e ยซla saggezza del Signore riempiยญrร  il paese come le acque ricoprono il mareยป (Is 11,9).

Tutta la creazione geme da sempre nelle doglie del parto, in attesa che nelยญl’uomo si riveli la gloria del Figlio (cf. Rm 8,19-23). Questa si manifesta quando noi, perdonando, diventiamo suoi fratelli.

Pregare il testo

  • Entro in preghiera come suggerito nel
  • Mi raccolgo con i discepoli nella stanza del cenacolo.
  • Chiedo ciรฒ che voglio: gustare la gioia di chi riconosce il Signore dalle ferite del suo amore, accogliere il suo Spirito di perdono e perdonare.
  • Traendone frutto, con i discepoli guardo e ascolto Gesรน.

Da notare:

  • รจ la sera di quel giorno
  • le porte sprangate e la paura dei discepoli
  • Gesรน viene e sta nel mezzo
  • pace a voi
  • Gesรน mostra le mani e il fianco
  • i discepoli gioiscono a vedere il Signore
  • come il Padre ha mandato me, anch’io invio voi
  • Gesรน insufflรฒ
  • accogliete lo Spirito Santo
  • se rimettete i peccati, sono rimessi
  • se li ritenete, sono ritenuti.

Testi utili

Sal 23; Zc 14,1ss; Gv 7,37-39; 10,1-18; 14,15-26; 15,26s; 16,7-15; 17,17-26; Gai 5,22; Mt 18,21-35; 2Cor 5,14-6,2

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 4 giugno 2017 anche qui.

Domenica di Pentecoste

Gv 20, 19-23
Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesรน, stette in mezzo e disse loro: ยซPace a voi!ยป. Detto questo, mostrรฒ loro le mani e il fianco.

E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesรน disse loro di nuovo: ยซPace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voiยป. Detto questo, soffiรฒ e disse loro: ยซRicevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonatiยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 04 – 10 Giugno 2017
  • Tempo di Pasqua VII, Colore – Rosso
  • Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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