L’odierna solennità di tutti i Santi interrompe l’ordinario cammino della liturgia e ci offre l’opportunità non solo di fissare lo sguardo alla Meta, lì dove in tanti già godono della pienezza di Dio, ma altresì è un appello a ricordarci che tutti siamo chiamati alla santità: «Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap, prima lettura).
Si, perché in Gesù, morto e risorto, siamo già tutti salvati.
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Siamo già tutti santi.
Ma noi rischiamo di vivere come se Dio non esistesse; come se non fossimo salvati, come se non fossimo già santi.
E questo perché riteniamo i Santi come dei super eroi, invece sono stati uomini e donne come noi.
Uomini e donne che hanno semplicemente riconosciuto la loro povertà, lasciando a Dio il compito di perfezionarla attraverso la sua misericordia e l’amore al prossimo.
Come ricorda san Giovanni nella seconda lettura, i santi sono coloro che hanno fatto esperienza di Dio, hanno compreso con «quale amore Dio ci ha amato» (cfr).
La strada per vivere questa esperienza sono le beatitudini presentate nel vangelo: in esse troviamo la chiave per una vera felicità, una vera umanità.
Ci dicono chi siamo e cosa siamo chiamati ancor più a diventare.
Sì, perché saremo peccatori, ma peccatori amati; fragili, ma sostenuti.
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Si tratta così di passare dalla santità desiderata sognata, alla povertà offerta nelle mani di Dio, che tutto purifica, trasforma, eleva.
E rende consapevoli a cosa siamo tutti chiamati: alla santità!
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
