A volte capita che i momenti brutti si prolunghino molto, come ad esempio una malattia, al punto che ci abituiamo così tanto a stare male da non riuscire più a immaginarci diversi. Ti è mai capitato?
Nel Vangelo di oggi c’è una donna curva da diciotto anni. Prova a immaginare quanto tempo sia passato senza riuscire a guardare gli altri negli occhi, senza poter alzare lo sguardo verso il cielo. Forse aveva imparato a convivere con quella posizione, fino a pensare che sarebbe rimasta così per sempre. Pensa che l’animale che guarda sempre a terra è il serpente, condannato a strisciare e non poter rivolgersi verso Dio.
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Gesù vede quella donna curva, tendente al basso. Non aspetta che sia lei a chiedere aiuto. La chiama e le restituisce la possibilità di stare in piedi, di alzare la testa al cielo e tornare a contemplare il suo creatore. Eppure qualcuno si scandalizza, perché è sabato e, secondo una interpretazione della legge di Dio, non si dovrebbe guarire.
Effettivamente il sabato era il giorno consacrato al riposo e alla memoria della liberazione dalla schiavitù. Gesù ricorda a tutti che il senso della Legge non è impedire il bene, ma custodire la vita. Quindi, una regola che ci rende indifferenti alla sofferenza di qualcuno, ha perso di vista il suo scopo.
Anche noi possiamo diventare prigionieri di ciò che ci ha feriti. Una delusione, una parola ricevuta, un errore, possono piegarci lentamente e spingerci a guardare solo verso se stessi. E qualche volta siamo noi a piegare gli altri, giudicandoli senza sapere quanto peso portino già sulle spalle.
Paolo, nella Prima Lettura, ci invita a camminare nella carità, come Cristo ci ha amati. Non è un amore fatto di belle parole. È quello che si accorge di chi soffre e prova a liberarlo, anche quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.
Gesù non promette una vita senza ferite. Ci mostra, però, che nessuna ferita deve diventare tutta la nostra identità. Non sei obbligato a restare nella posizione in cui il dolore ti ha lasciato. Cristo ti guarda, ti chiama e ti offre una possibilità nuova.
Oggi concediti di rialzare lo sguardo. La tua storia, il tuo passato, il tuo dolore, non possono condannarti a restare piegato. Sei fatto per il cielo!
don Domenico Bruno
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