In questo passo Gesù ci spiega il motivo per il quale non ci è dato di sapere quando saremo chiamati al Padre; ci culleremmo fino all’ultimo giorno.
L’uomo per sua natura è procrastinatore, per cui l’incertezza del tempo non è una punizione ma una tutela contro la pigrizia spirituale. Il servo malvagio infatti approfitta del ritardo del padrone per far del male. È qui che sta l’inganno: quando pensiamo di aver tempo finiamo per usarlo male, assecondando il nostro egoismo e ferendo gli altri.
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La vigilanza ci pone sull’attenti e l’attesa passiva diventa responsabilità attiva che ci sprona a fare del nostro meglio costantemente. L’aver ricevuto il dono della fede diventa una responsabilità in più, perché siamo chiamati ad essere amministratori anche della vita degli altri.
Per Riflettere
Nel campo di Dio non ci sono i meglio, ci sono i disponibili. Nel campo di Dio conta la fedeltà di ogni giorno. Nel campo di Dio conta la convinzione, conta che i momenti di fatica siano occasioni per scendere più in profondità nelle motivazioni, per essere più di Dio. (Ernesto Oliviero)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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